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Restaurato per volere di Ferdinando III di Borbone, fece parte di una moda che invase tutta l’Europa

Dagli incontri reali a quelli immaginari

Dopo aver conosciuto la dimensione multiculturale di Palermo attraverso la storia dei suoi mercati e del suo patrimonio architettonico e culturale arabo-normanno, oggi ci spostiamo su un altro esempio che riflette ancora una volta influenze straniere, ma con una piccola “variazione sul tema.”

Stiamo parlando della Palazzina Cinese, o meglio della Palazzina alla Cinese. La differenza tra le due versioni del nome è sostanziale. In questo caso, l’incontro tra culture non fu reale, ma piuttosto il frutto di una moda, una stravaganza del tempo.

L’edificio fu costruito alla fine del 1700 per volere del nobile Benedetto Lombardo. Già nella prima versione della struttura, l’intento era quello di creare un edificio con caratteristiche esotiche, seguendo quella che all’epoca era una vera e propria moda. L’interesse per l’Oriente nacque dai commerci lungo la famosa Via della Seta, seguiti poi da scambi diretti a partire dalla metà del 1500. Nel 1700 le cosiddette “Chinoiserie décor”, o “cineserie” in italiano, si erano ormai diffuse in tutta Europa.

Le Cineserie a Palermo

Nonostante il nome, gli oggetti e i manufatti orientali non provenivano solo dalla Cina ma anche da altri paesi asiatici, come il Giappone, la Corea e il Sud-est asiatico. Così, la moda dei prodotti orientali e l’esaltazione dell’Oriente — criticata, tra l’altro, nel celebre libro di Edward Said Orientalismo — si diffusero ovunque, e Palermo non ne fu affatto esente.

La capitale siciliana fu ampiamente invasa dal gusto per i prodotti asiatici, porcellane, mobili e dipinti. Sull’onda di questa tendenza si sviluppò la moda di avere intere stanze dedicate allo stile orientale all’interno dei palazzi nobiliari, esempi delle quali sono il salottino cinese di Palazzo Mirto e la Sala Cinese di Palazzo dei Normanni.

Tuttavia, la massima espressione di questa tendenza a Palermo fu la Palazzina alla Cinese, un edificio interamente dedicato a questa moda. La struttura, che come detto esisteva già, raggiunse il suo stato attuale sotto il suo nuovo proprietario: nientemeno che Ferdinando III di Borbone. Il sovrano era fuggito da Napoli, caduta sotto il controllo della Francia napoleonica. Trasferitosi qui grazie all’accoglienza ricevuta dalla nobiltà palermitana, Ferdinando incaricò l’architetto Giuseppe Venanzio Marvuglia di ristrutturare la Palazzina.

La fantasia Reale dell’Oriente

Il risultato fu l’edificio che oggi è possibile visitare, interamente in stile cinese. Il palazzo è sormontato da un tetto a pagoda e si sviluppa su tre piani. Al primo piano si trovano la sala di ricevimento, la sala da pranzo, la camera del re e quella della regina Maria Carolina. Vi è anche un edificio separato, collegato da passaggi sotterranei — oggi non accessibili ai visitatori — dove si trovavano le cucine, le scuderie e gli alloggi della servitù. La sala da pranzo, con la sua “Tavola Matematica”, è molto particolare. Il tavolo dispone di quattro posti e di un meccanismo che, azionato dai servitori, sollevava i piatti senza disturbare i reali. Accanto a ogni posto vi erano tre cordicelle, ciascuna delle quali, tirata, segnalava una richiesta al personale sottostante: acqua, vino, sale. Tutte le stanze presentano affreschi in stile cinese realizzati da pittori siciliani.

Questo luogo, situato tra Palermo e il borgo di Mondello, rappresenta un’altra presenza straniera sul suolo siciliano. Questa volta, però, con un pizzico di inganno…

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