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La famiglia Florio. Una storia tra bellezza, sviluppo e cultura

Storia di una famiglia lungimirante e splendente

La Famiglia Florio, originaria di Reggio Calabria, si trasferì in Sicilia solo in seguito al terremoto del 1783, complice la pace garantita dall’allora re Ferdinando di Borbone. Arrivati in Sicilia comincia la loro storia tra bellezza, sviluppo e cultura.

Arrivati a Palermo, i fratelli Paolo e Ignazio Florio continuarono l’attività di famiglia -in via Materassai- vendendo prodotti coloniali e chinino, una sostanza usata per curare la malaria. Alla morte di Paolo, il figlio Vincenzo venne affidato allo zio Ignazio che nel frattempo aveva cominciato ad interessarsi alle tonnare siciliane. Quando, nel 1828, Ignazio morì, Vincenzo si trovò una grande fortuna che fece crescere e diversificare in diversi settori. In pochi anni, infatti, la famiglia Florio cominciò a produrre tabacco, coltivare cotone e produrre Marsala e cognac. Vincenzo lasciò a sua volta al figlio Ignazio una grande fortuna il quale riuscì a recuperare anche la tonnara di Favignana che era passata ad una famiglia genovese. 

Favignana è uno dei simboli della ricchezza di questa famiglia. Ignazio cambiò l’aspetto dell’isola, commissionando all’architetto Damiani Almeyda la costruzione di Palazzo Florio, della Camparia, dei Pretti e dello Stabilimento Florio, che trasformarono l’intero aspetto dell’isola.

Nel 1891 Ignazio morì lasciando ai suoi quattro figli un enorme patrimonio: uno morì in tenera età, Giulia si sposò e non si occupò del patrimonio familiare, Vincenzo diede vita alla gara automobilistica Targa Florio e Ignazio Junior fu colui che continuò la storia dei suoi predecessori.

Ad Ignazio si deve la costruzione dei cantieri navali a Palermo, le miniere di zolfo di Caltanissetta la costruzione della splendida Villa Egea, inizialmente destinata ai malati di tubercolosi e successivamente convertita in albergo,  diede vita al quotidiano “L’Ora“, il cui primo numero uscì il 22 aprile 1900.

Ignazio continuò la propria fortuna sposando donna Franca Notarbartolo. Una donna colta e lungimirante con la quale riuscì a creare un vero e proprio circolo di artisti e mecenati. Divennero famosi per il lusso delle loro feste, la cultura dei loro incontri, lo scambio intellettuale con il resto d’Europa. Nella loro vita non mancarono però le disgrazie come la morte di tutti i loro figli, in seguito alla quale donna Franca trovò rifugio a Favignana. 

La fine della fortuna di questa famiglia coincide con la prima guerra mondiale che gli fece risultare impossibile fronteggiare le tasse e le spese e, a causa dei debiti, cominciarono a vendere a poco a poco tutti i loro beni. Nel 1989 muore Giulia Florio, figlia di don Ignazio e di  donna Franca, ultima erede della nota stirpe.

La riconoscenza culturale 

Palermo ma più in generale la Sicilia devono molto a questa famiglia che, grazie al suo lavoro e alla sua lungimiranza, ha portato una svolta economica e culturale che sono stati vitali per la nostra terra.  L’ambivalente interesse per l’economia e la cultura hanno fatto di questa famiglia una vera fucina di idee, di stimoli, di crescita, di lavoro e di scambio. La loro eredità è visibile passeggiando per Palermo o recandosi a Favignana ma anche nelle opere da loro commissionate a Basile il cui legame creerà quello che forse è stato il periodo artistico più fiorente e di una bellezza sorprendente per Palermo. 

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