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ESPERIENZE CONSIGLIATE

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In questo episodio la nostra rubrica approda sull’Etna, uno dei luoghi turisticamente più ambiti della Sicilia, nonché fra i più belli e più apprezzati dell’isola. Sull’Etna la Sicilia si trasforma, ancora una volta. Qui non siamo più semplicemente lontani dalle spiagge e dal mare o dall’entroterra delle Madonie o dei Nebrodi, ci troviamo su uno dei vulcani più attivi al mondo, in un paesaggio completamente diverso e unico, generato e alimentato dalle periodiche e frequenti eruzioni. Il vulcano è vivo e le sue eruzioni ne modificano costantemente l’altezza – secondo l’ultima rilevazione tocca i 3403 metri. A cambiare è anche il luogo dove il picco viene raggiunto, così come varia il paesaggio intorno: l’Etna è viva e vegeta, e si vede.

A parte per i piccoli paesi limitrofi e di splendida bellezza che popolano le pendici del grande vulcano, un esempio dei quali è Castiglione di Sicilia, l’Etna è visitabile e “calpestabile”. Un modo per fare questa esperienza unica è quello di affidarsi all’agenzia di viaggi Etna Discovery, che organizza tour di ogni tipo, a seconda anche del livello di esperienza e forma fisica si possono svolgere trekking più o meno intensi, o escursioni prevalentemente in macchina. Noi abbiamo optato per quest’ultima ipotesi, che può prevedere anche il pick-up in hotel. L’agenzia dispone di 7 fuoristrada Range Rover 4×4 e un pulmino – anch’esso 4×4, non ci sono limiti a organizzazioni di eventi o team building: quale posto migliore per provare ad abbassare le temperature laviche che infiammano le compagini aziendali(?).

A condurci nel nostro viaggio sul vulcano siciliano è stata Lucia, guida vulcanologica certificata – qualifica di alto prestigio al pari delle guide alpine – e grande professionista. La sua professionalità, come ci dice “è il frutto della mia passione, altrimenti è un lavoro che non si può fare”. Lucia dà la netta sensazione di conoscere ogni angolo del vulcano, ci è nata, fra i dépliant dell’agenzia di viaggi di famiglia e le eruzioni dell’Etna, ed è diventata la sua passione. “Per me l’Etna è un ufficio e un parco giochi”, quando c’è la neve – spoiler: sull’Etna si scia con vista sul mare – e le piste sono aperte, Lucia si trasforma in insegnante di snowboard, unica maestra donna in Sicilia. Per non parlare poi delle sue capacità su tavole in acqua, su tutti wake board e kyte surf. Insomma, della nostra guida ci si può fidare.

Lucia Sciuto di Etna Discovery presso la Valle del Bove

La cosa più importante per una guida vulcanologica, prosegue Lucia, è la “mitigazione del rischio”. “Il vulcano fa il suo mestiere di vulcano e noi non siamo dio, ma attenuiamo il più possibile i rischi. Mi sento più in pericolo ad arrivare in macchina a Taormina che a muovermi da sola sull’Etna”, aggiunge. I rischi ci sono, zone ripide, piccole esplosioni laviche e assenza di segnale telefonico, ma ci sono anche tutte le precauzioni del caso. Nello zaino compatto che ha in spalla, Lucia porta un kit medico, corde, gps che collega anche nelle zone più isolate, nastro americano – salvifico per scarpe rotte e qualsiasi altro tipo di riparazione di sorta. Ma la cosa più importante, aggiunge Lucia, è prepararsi prima, sapere dove si va e, soprattutto, comunicarlo con anticipo a qualcun altro.

Il vulcano, come detto, fa il vulcano. E gli abitanti della zona sono storicamente soggetti alle sue intemperanze, motivo per cui con il tramite religioso si richiede la sua clemenza. Salendo verso il nostro primo stop percorriamo la strada “Mareneve”, dove a un certo punto si incontra una piccolissima chiesetta. La chiesa è detta “dei miracoli”, venne costruita come ringraziamento divino dagli abitanti di Fornazzo per essere stati risparmiati dalle colate laviche del 1950 e del 1971. Il rischio fu ancora maggiore nel 1979 quando la lava arrivò a toccare la piccola chiesa sfondandone una parete, ma subito dopo arrestò il suo cammino, come interrotta dal divino per risparmiare un’altra volta gli abitanti.

La Chiesetta dei Miracoli a Fornazzo, una frazione di Milo

La nostra visita sull’Etna prevede tre fermate. La prima è alla Valle del Bove, dove Etna Discovery ha un accesso esclusivo in auto. Questa particolarissima valle viene definita da Lucia la “pancia del vulcano”. È un’area di ben 37 chilometri quadrati creata da eruzioni che avrebbero spinto enormi porzioni del vulcano giù a valle, secondo le teorie più accreditate la sua formazione risalirebbe almeno a 8.000 anni fa. Il paesaggio è stupendo, anche se la giornata è un po’ nuvolosa e non si vede la cima del vulcano che solitamente appare. La successiva tappa è a Piano Provenzano, da dove partono gli impianti sciistici e dove si possono trovare accoglienti rifugi di montagna. L’ultimo stop è in una grotta, in particolare alla grotta dei Ladroni. Particolarissima insenatura sotterranea creata da colate laviche preistoriche, poi rese accessibili nel 1776 dalla costruzione di apposite scale. I tetti della caverna sono di basalto, la parte più interna della lava, usata anche per le costruzioni per via della sua solidità. La leggenda narra che i briganti nascondessero qui le refurtive delle loro scorribande, da qui il nome “dei Ladroni”.

Il nostro tour è stato più contenuto di quelli che vende l’agenzia, nei quali si possono includere varie altre visite, tra le quali quella ai bellissimi Monti Sartorius e soprattutto quella ai crateri sommitali. Quest’ultima consente di avvicinarsi alle bocche del vulcano, oltre a poter godere di un panorama pazzesco.

Inutile dilungarsi troppo sulle specialità gastronomiche dell’area, fra tutti spiccano i funghi porcini che crescono attorno al vulcano, o anche le castagne. Innumerevoli, e ormai pregiatissimi, i vini rossi e bianchi, le cui uve crescono sulle terre laviche del grande vulcano che domina la Sicilia, da postazione defilata. L’Etna guarda all’Italia che comincia e alla Sicilia, ma anche alle isole Eolie, che si vedono in lontananza sbucare nel mar Tirreno. Insomma, l’Etna guarda un po’ tutto, e merita senz’altro di essere guardata.

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