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Visitare la città di Palermo significa imbattersi nelle mille sfaccettature che offre, monumenti, chiese, piazze, tutto in uno dei più intricati (e grandi) centri storici d’Europa. Le piccole vie che lo animano sono un dedalo che porta alla scoperta di luoghi unici, a volte decadenti e altre maestosi. E proprio la decadenza è uno dei tratti ricorrenti di Palermo, un altro è il suo miscuglio culturale, quello che a Londra e negli Stati Uniti chiamano “Melting Pot”. Qui, il palermitano – con piglio a volte “razzistico”, è ovvio, ma anche con simpatia mista alla tipica ospitalità che lo caratterizza – si limita a definire lo straniero di pelle scura “turco”, qualunque sia la sua effettiva provenienza. Una varietà culturale che emerge sia dai volti delle persone che dall’architettura, frutto della commistione dei popoli che si sono qui avvicendati. Altro segnale di ciò di cui parliamo sono i mercati, luoghi pittoreschi che trasformano Palermo in una città araba, più che italiana.

I mercati di Palermo, una delle visite imprescindibili della città, sono prevalentemente tre e prendono i nomi dai quartieri che li ospitano: Vucciria, Capo e Ballarò. In tutti e tre si trovano alimenti di ogni tipo, dall’ortofrutta alla carne e al pesce, particolarità di tutti, soprattutto della Vucciria, è la loro offerta gastronomica in loco, che rende possibile assaggiare tanto della tradizione culinaria della città, centrale è lo street food. Non mancano le tipiche interiora – “stigghiole” e pane con la milza, panelle (a base di farina di ceci) e crocchette di patate, ma anche il pesce. Il cibo viene visionato crudo, scelto e cucinato su richiesta sulle griglie e sulle friggitrici di cui è abbondantemente adibita la piazza centrale, Piazza Caracciolo. I sapori sono forti, inevitabilmente, e spesso suscitano stupore in chi li prova, ma il tasso di apprezzamento di chi assaggia è altrettanto frequente…

La Vucciria

Altra storia è il mercato di Ballarò, ben più esteso e ricco nell’offerta, anche qui si trova abbondante lo street food. Come sempre tutto all’ombra di grossi tendoni colorati, l’offerta alimentare è nuovamente vastissima, e si aggiunge a quella di oggetti per la casa, abbigliamento, ma anche elettronica e tappezzerie di vario tipo. Questo è forse il mercato più animato dei tre, musica e urla vi trasportano in questa lunga camminata in cui sarà pressoché impossibile non acquistare o provare qualcosa. Tutti e tre i mercati di cui vi raccontiamo sono, chiaramente, popolari, ma questo forse è quello in cui questa dimensione emerge in modo più evidente. Sia Ballarò, che la Vucciria e il Capo, in ogni caso, sono stati oggetto di quel noto processo detto di gentrificazione, che si materializza anche nella città di Palermo, dove portoni di palazzi ristrutturati si aprono al fianco di altri in condizioni visibilmente peggiori. Palermo è senza dubbio una città dai forti contrasti.

Una piccola parte del mercato di Ballarò

Infine il Capo, forse esteticamente il più bello fra i tre anche per la presenza della meravigliosa Chiesa dell’Immacolata Concezione, che sbuca tra i tendoni dei commercianti. Più piccolo di Ballarò e più grande della Vucciria, al Capo si accede da una delle porte più antiche della città, Porta Carini, una volta varcata la porta d’ingresso, comincia la Via Sant’Agostino, sulla quale si estende il mercato. Qui inizia il classico turbinio di questi luoghi, urla, schiamazzi e ogni tipo di prodotto locale esposto sulle bancarelle. La confusione rende il passo lento e, nonostante la componente di modernità che ha pervaso anche questi luoghi, rimane al suo posto un’ottima dose di tradizione, di persone giovani e anziane che abitano la città e che si trovano intente a contrattare sul prezzo del pesce o a far domande sulla qualità della frutta. “Queste pesche sono più saporite di quelle?”, domanda un cliente, “no, sono tutte molto saporite”, risponde tipicamente il fruttivendolo, screditare un proprio prodotto a vantaggio di un altro è già un sacrilegio. “2 euro e 50, lo vuoi?” chiede una signora probabilmente dello Sri Lanka o del Bangladesh titolare di un negozio di frutta e verdura a Ballarò, “no, troppo caro”, risponde un signore palermitano sull’ottantina. I mercati sono vivi e vegeti, in particolare proprio Ballarò, che per lunghezza sembra infinito.

Veduta di Porta Carini, dalla quale si accede al Capo

Una volta terminato il giro ci ritroviamo in Via Maqueda, la lunghissima arteria che percorre tutto il centro storico dividendolo in due, dopo il frastuono e gli odori del mercato pensavamo di essere in una zona franca, ma immediatamente siamo assaliti da un fortissimo odore di cibo indiano speziato. Continuiamo a camminare, fino a perderci nelle stradine di Palermo. Perdersi in questo enorme centro storico, e nei suoi mercati, è un’altra tappa obbligatoria.

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