Sul solco dei mercati di Palermo, “più arabi che italiani”, quest’oggi ci occupiamo dello stile cosiddetto “arabo-normanno” e della sua presenza nel capoluogo siciliano.
L’arabo-normanno è il frutto della commistione fra tre diverse espressioni artistiche: araba, bizantina e romanica. Questa particolarissima espressione che possiamo definire artistico-culturale-architettonica fu resa possibile dai normanni, la popolazione di origine scandinava che, dalla Francia – o meglio, dalla Normandia – arrivò in Sicilia. I normanni diedero luogo a un ambiente prolifico per le arti e l’architettura, in cui nacque quella che, appunto, venne nell’Ottocento definita arte “arabo-normanna”. Piccolo “reminder”: gli arabi stiedero in Sicilia dal IXº secolo d.C. all’XIº e i normanni dall’XIº al XIIº. Il sincretismo delle espressioni artistiche derivato dalle culture che si erano avvicendate in Sicilia, diede luogo a questo stile unico, celebrato nel mondo e dall’Unesco, che nel 2015 lo ha inserito nella sua Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Quest’ultimo racchiude nove siti, anche se non sono la totalità delle espressioni arabo-normanne.
Tra questi nove, ci focalizziamo sul Palazzo Reale e la sua Cappella Palatina e la Cattedrale di Palermo, il primo è anche detto Palazzo dei Normanni, la seconda nel suo nome completo è invece dedicata alla “Vergine Assunta”.
Il Palazzo dei Normanni – che fu sede del potere, appunto, Normanno, oggi è sede della Regione Siciliana e del suo parlamento – al suo interno racchiude la storia della città e delle dominazioni che si sono avvicendate. In breve, sorge sui primi insediamenti dei Cartaginesi e su una precedente struttura del periodo arabo, viene poi edificato dai Normanni e in seguito modificato nel corso dei secoli dagli spagnoli dalla metà del Cinquecento e, infine, dal regno dei Borbone (1734 – 1860). Il palazzo è bellissimo, ma le chicche sono i suoi nuclei architettonici di epoca normanna, su tutti la Cappella Palatina.

La Cappella Palatina è considerata la massima espressione di questo particolare sincretismo culturale, per alcuni è l’esempio artistico più elevato che si può rintracciare nei paesi del Mediterraneo di interconnessione fra queste culture. Fu voluta da re Ruggero e venne consacrata nel 1140, oggi è uno dei monumenti di epoca medievale meglio conservati al mondo, sia dal punto di vista architettonico che decorativo. Nella struttura ci sono elementi bizantini – su tutti gli splendidi mosaici d’oro di cui è rivestita la cappella e la raffigurazione del Cristo Pantocratore (“che tutto domina”), e attorno scritte in greco antico, la lingua liturgica dell’Impero Bizantino. I tetti sono invece di legno e interamente dipinti da artisti arabi, anche la loro particolarissima forma è islamica ed è detta Muqarnas. La struttura architettonica, quindi la disposizione degli spazi, è invece normanna: il risultato è un luogo semplicemente unico al mondo.
Altro grande esempio di arte arabo-normanna è la Cattedrale di Palermo, che sorgeva su una prima basilica cristiana del VI secolo, poi divenuta moschea con l’arrivo degli arabi fino al ritorno al culto cristiano nel 1072 sotto il dominio di Roberto e Ruggero d’Altavilla. Nella cattedrale l’arte araba è presente sia nei muri esterni che nelle absidi, la cripta invece è stata modificata in epoca normanna. Dei normanni ci sono poi le salme, custodite all’interno, e la preziosa corona di Costanza II d’Aragona, moglie di Federico II.


Questi solo due esempi dell’espressione arabo-normanna, che si rintraccia prevalentemente in chiese, ma vi sono anche, ad esempio, il Ponte dell’Ammiraglio, i Bagni di Cefalà Diana e i Qanat (ovvero i canali sotterranei). Questo sincretismo ha garantito un’ulteriore smalto artistico molto particolare alla Sicilia, quasi a suggello della sua vocazione di “terra degli incontri”.