Combinare la serietà e il divertimento o, come si direbbe con una frase di uso più letterario, il “serio con il faceto”, è una splendida opportunità che offre la vita. L’isola di Favignana, una delle più belle nei pressi della Sicilia, è un gran posto per farlo. Nella diatriba fra cultura e piaceri sensoriali che si svolge su quest’isola dell’arcipelago delle Egadi, il mare e il buon cibo sicuramente prendono il sopravvento, vincono. Ma la storia di Favignana, e il museo in cui è in parte esposta, reclamano con forza il proprio spazio e la propria attenzione. Imponendo a chi si trova sulla “Farfalla delle Egadi” una visita, anche breve, da alternare alle attività più classiche. A Favignana poi, con i bagni nell’acqua limpida, il cibo a base di pesce, le immersioni e l’animata vita notturna, di certo non ci si annoia.
Il dubbio si impone quindi su chi arriva: prima il serio o il faceto? Si potrebbe convenire nel dare una precedenza ai doveri sui piaceri ma, la visita all’Ex Stabilimento Florio delle Tonnare di Favignana e Formica – come viene chiamata la ex tonnara oggi museo con il suo nome completo – non può essere considerata un dovere. È piuttosto la ciliegina sulla torta di un’isola stupenda, che, oltre ad offrire bellezza estetica, ha tanto da raccontare.

La teoria più accreditata attribuisce il nome di Favignana al termine latino “Favinius”, ovvero “vento favorevole”. C’è poi, come spesso accade, la possibilità che il nome risalga agli arabi e alla parola “Fibiana”, “isola dei pescatori”. L’isola è discretamente grande, lunga 9 chilometri e larga 4,3, per una superfice totale di 19 chilometri quadrati, la più ampia dell’arcipelago, composto poi da Marettimo e Levanzo. Tutte comodamente raggiungibili dal porto di Trapani.
Chi arriva a Favignana scopre presto di aver scelto bene la propria meta. Anche se, dispiace dirlo ma è doveroso sottolinearlo, nei periodi di alta stagione è diventata un po’ troppo cara e sovraffollata, meglio visitarla nei momenti in cui è meno frequentata: entro metà luglio e dalla seconda metà di agosto in poi. Al netto di questo, l’acqua cristallina e i sublimi ristoranti a base di pesce la rendono un incanto a soli trenta minuti di aliscafo dal porto di Trapani, che dista a sua volta un’ora, o poco più, da Palermo. L’isola è dominata dal Monte Santa Caterina, che si trova più o meno al centro dell’isola e raggiunge i 287 metri di altitudine, molto bella la camminata che arriva al castello saraceno oggi abbandonato e risalente al quindicesimo secolo. Una volta in cima la vista è meravigliosa: si vedono le altre Egadi e la costa siciliana.

A parte per questo rilievo, l’isola è pianeggiante e facilmente visitabile anche in bicicletta, oltre che in scooter o in macchina, l’accesso alle spiagge è insolitamente facile da terra. Le spiagge sono in prevalenza rocciose, fra le più belle si possono annoverare le famose Cala Rossa, Cala Azzurra e il Bue Marino. Come dicevamo Favignana vanta anche alcuni interessanti elementi storici, il primo si ricollega al nome di Cala Rossa, che venne così battezzata per il sangue che versato durante una battaglia delle guerre puniche fra romani e cartaginesi.
Cala Rossa ci introduce, per vie indirette, all’altra particolarità dell’isola, la pesca del tonno. È infatti nell’ex tonnara che sono custoditi i resti di quell’epica battaglia, ma per comprendere l’importanza del tonno per Favignana non è necessario visitare lo stabilimento oggi adibito a museo: basta arrivare sull’isola. Appena si attracca al porto si vede sulla destra l’enorme costruzione iniziata dalla famiglia Florio nel 1878 con il tufo dell’isola. L’ulteriore conferma la da l’offerta gastronomica, in cui il tonno gioca un ruolo centralissimo, sia nei menu dei ristoranti che nelle botteghe, dove si trova in vendita inscatolato nei suoi vari tagli; una menzione particolare va alla bottarga, ovvero le uova del tonno, ottime come condimento per la pasta e tipiche di quest’area della Sicilia – difficile trovarle altrove.
Eccoci quindi dentro l’ex stabilimento Florio, all’interno del quale si può fare un viaggio storico nell’industria ittica che ha dato a lungo grande smalto all’economia dell’area. Esisteva già una tonnara prima dell’arrivo sull’isola della famiglia di imprenditori di origine calabrese da cui prende il nome, ma furono i Florio ad espanderla enormemente. Senza addentrarci nelle interessanti vicende familiari, la nota famiglia cominciò a lavorare nell’industria ittica favignanese nel 1841, quando per la prima volta venne affittata la piccola tonnara che precedeva quella attuale, poi largamente ristrutturata e ampliata.

Dove un tempo viveva il direttore della tonnara, collante fra i proprietari e i pescatori, oggi dorme il custode del museo, e dove si trovava l’ufficio delle paghe degli operai, oggi c’è la biglietteria. Il viaggio che ci conduce all’interno della tonnara – che con i suoi 32 mila metri quadrati è una delle più grandi del Mar Mediterraneo – è una dimostrazione di come questo non fosse solo un luogo di pesca, ma una ragione di vita e di sostentamento per tantissime famiglie dell’isola, quasi tutte. In una delle sale che oggi ospita i resti della battaglia del 241 a.C. fra romani e cartaginesi, c’era un tempo l’asilo per i figli degli operai. Durante gli anni in cui la pesca era fiorente, nonostante si svolgesse solo da aprile a luglio, riusciva a sostentare centinaia di persone, impiegate negli svariati mestieri ad essa connessi.
All’interno dello stabilimento si svolgevano tutti i processi, dalla cattura all’inscatolamento. Si passa così dall’uccisione, sezionamento, pulitura, cottura, preparazione dei contenitori in latta, inscatolamento e vendita. Nell’anno più prolifico, il 1864, si raggiunse il numero di 14.020 prede, mentre il tonno più pesante mai pescato a Favignana sarebbe stato di 647 chilogrammi. Non a caso, per combattere con bestie di tali dimensioni, la religione era un elemento a cui non solo i pescatori si affidavano.
Nella sala Torino – che gli operai ribattezzarono così perché ritenevano che lo stabilimento favignanese fosse paragonabile a quello della Fiat – si entra in un’area con schermi che permettono di ascoltare le testimonianze dirette di chi ci lavorò. In questa, che è la sala più grande, si coglie bene la portata sociale – e verrebbe da dire politica – che aveva questa industria per gli isolani. Non mancano le testimonianze – anche nella approfondita audioguida del museo – su quello che si potrebbe definire una sorta di “welfare aziendale”, fatto di cura e attenzione nei confronti dei dipendenti.
Tributi fotografici all’affascinante e incredibile vita che girava attorno alla tonnara sono stati resi da famosi fotografi internazionali – René Burri, Ferdinando Scianna, Sebastião Salgado, Herbert List – i cui lavori sono esposti nelle sale del museo. L’ultima mattanza – la modalità di pesca tradizionale con le reti – si ebbe nel 2007, perché divenuta insostenibile a livello ambientale, oltre che molto meno produttiva. Rimane oggi il ricordo di questa attività del passato, splendidamente racchiuso in questo museo, che si aggiunge agli ottimi motivi per visitare l’isola di Favignana.