Percorrendo per un’ora l’autostrada che da Palermo porta a Messina, dopo aver superato la deviazione per Catania, si arriva in uno dei borghi più belli e frequentati della Sicilia: Cefalù. Meta di turisti che provengono da tutta Europa per raggiungere le spiagge, i meravigliosi dintorni – i borghi delle Madonie sono a pochi chilometri – e i resort dell’area, è senz’altro una delle mete più ambite della Sicilia. Il centro è ricco di palazzi splendidi, chiese, strette vie dalle quali si vede il mare e abbonda di ottimo cibo locale. Cefalù è un piccolo gioiello di epoca medievale arricchito da luoghi di attrazione turistica tutt’altro che indifferenti. Su tutti spicca il meraviglioso Duomo, di epoca normanna, di cui parleremo a breve.
Cefalù, il cui nome deriva dalla parola greca kefalè, capo, per la forma del promontorio che la domina, ha poco più di 13 mila abitanti. Per attraversare il centro, arrivando dalla spiaggia, si può percorrere Corso Ruggero, arteria principale che porta dritti al Duomo. Andando nella direzione indicata, tutte le stradine alla vostra sinistra – così come molte delle botteghe che incontrerete – avranno come pittoresco sfondo il mare.
All’inizio di Corso Ruggero ci si imbatte subito nella bellissima facciata della Chiesa di Santa Maria della Catena, si incontra poi l’Osterio Magno, che è considerata l’antica residenza del re normanno Ruggero II. Girando nella Via 25 novembre 1856, alla fine della strada, si trova il particolare Lavatoio medievale, luogo dove secondo la leggenda passava il fiume Cefalino e dove le lavandaie andavano a pulire i panni. «Qui scorre Cefalino, più salubre di qualunque altro fiume, più puro dell’argento, più freddo della neve», recita in latino l’iscrizione posta al suo ingresso. Leggenda vuole che il fiume fosse sorto dalle lacrime di una ninfa, pentita di aver ucciso il suo adultero amante. Ritornando su Corso Ruggero, dopo pochi passi, si arriva al Duomo, vero e proprio fiore all’occhiello architettonico e artistico dell’area.

Quasi improvvisamente, imponente e rialzato, svetta così il Duomo di Cefalù, che sembra appoggiato sulla montagna che sta alle sue spalle. L’esterno è simile a una fortezza, aveva infatti scopi anche difensivi, come dimostrano le torri, le feritoie e le mura spesse. Il Duomo di Cefalù è considerato uno dei capolavori arabo-normanni della Sicilia, particolare stile architettonico frutto della commistione fra queste due culture. Il Duomo di Monreale e la Cappella Palatina – sita a Palermo al Palazzo dei Normanni (o Palazzo Reale) – sono gli altri due esempi massimi ai quali viene assimilato il Duomo di Cefalù, in particolare per la presenza in tutti e tre dei meravigliosi mosaici in oro dedicati alla rappresentazione del Cristo Pantocratore. Leggenda vuole che la chiesa venne fatta costruire nel XII secolo per adempiere a un voto fatto dallo stesso Ruggero II mentre si trovava al largo di Cefalù nel mezzo di una tempesta. Più probabile che fosse invece un modo per sfidare il potere dell’arcivescovado di Palermo e indirettamente il papato di Roma. Splendida la vista dalle torri e il chiostro.

Merita infine una menzione il celebre film Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, vincitore del premio Oscar come miglior film straniero nel 1990. Il film venne girato principalmente nel comune di Palazzo Adriano, anch’esso in provincia di Palermo, ma, come raccontato da un commosso Tornatore che tornò a Cefalù quasi vent’anni dopo la sua realizzazione, è in questo paese che venne girato il primo ciak e alcune altre scene. Il meraviglioso film, accompagnato dalle musiche di Ennio Morricone, ruota attorno alle difficoltà di Salvatore, un bambino siciliano innamorato dal cinema che per inseguire i propri sogni sarà costretto ad abbandonare la sua terra natìa. “È un argomento che riguarda tutti i siciliani che se ne vanno. Perché i siciliani che se ne vanno, gira e rigira, parlano sempre e solo di quello. Ritornano. Ci sbattono la testa sulla Sicilia, sempre”, diceva Tornatore in quell’intervista.
Il riferimento è alla scena finale, in cui, al Salvatore adolescente e in partenza, viene intimato di non tornare mai più dal parroco del paese. “Se torni, non ti faccio entrare a casa mia. Hai capito?”, dice al ragazzo poco prima di salutarlo per sempre, una scena che riecheggia nell’animo di molti siciliani, ancora oggi. Ma è un monito che, per fortuna, non riguarda chi in Sicilia non ha avuto la sorte di nascere. A questi ultimi va il nostro suggerimento, e invito, a visitare Cefalù.