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di Giuliano Lodato

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Questo piccolo paese in provincia di Catania vive in larga parte della sua meravigliosa produzione artistica

Dopo il racconto della piccolissima e “non-turistica” frazione di Granieri, ci spostiamo di qualche chilometro verso il comune di Caltagirone, di cui proprio Granieri è una frazione. Caltagirone, che è in provincia di Catania, dista circa un’ora da quest’ultima e due ore e mezza da Palermo. Questo comune di circa 35 mila abitanti è noto, oltre che per la sua bellezza, per la sua splendida e millenaria produzione di manufatti in ceramica. Attorno a questa arte girano l’economia e la vita degli abitanti calatini, orgogliosi della loro arte.

Le origini dell’arte ceramica

La tradizione che ha reso celebre il paese di Caltagirone risale addirittura al neolitico, di cui esistono manufatti antichissimi; ne esistono poi risalenti al periodo compreso fra il VII e al V secolo a.C.. A rendere possibile la nascita di questa famosa produzione è l’abbondanza di terreno argilloso che circonda Caltagirone. La produzione delle ceramiche ebbe un rallentamento fra il periodo romano e bizantino, ma trovò una nuova epoca di splendore con l’arrivo degli arabi nell’827 d.C.. a questi ultimi si deve l’importazione delle rivoluzionarie tecniche della invetriatura e della policromia, nello specifico del giallo e del blu, che sono ancora oggi i colori caratteristici di queste ceramiche note in tutta Italia. Dagli arabi deriva poi il nome attuale: Kalat al Giarun, che secondo alcune versioni significa proprio “collina dei vasi”. Documenti antichi testimoniano, nel 1500, la presenza di oltre 100 officine di ceramica, ma nel 1693 la Sicilia orientale venne colpita dal terribile terremoto del Val di Noto, che causò circa 60 mila vittime, nonché l’inevitabile distruzione di gran parte delle opere in ceramica del tempo.

La rinascita dalle ceneri causate da quello che è considerato il terremoto più forte della storia d’Italia avvenne nel 1700, secolo durante il quale le ceramiche calatine raggiunsero l’apice di cui ancora oggi godono. In quegli anni le case e le chiese della Sicilia ne vennero invase per la prima volta. Poi, nel 1918, Luigi Sturzo, famoso uomo politico di Caltagirone, fondò la “Regia Scuola Professionale per la Ceramica”, consacrando ancora di più questa cittadina a vero e proprio polo di produzione. Nell’iscrizione oggi presente nella facciata della scuola si legge “Scuola Artistico Industriale per la Ceramica Luigi Sturzo”.

Dentro la Scuola d’Arte Luigi Sturzo

Per visitare la scuola ci rivolgiamo a Samuel, ex studente ed oggi collaboratore. La prima cosa che ci fa visitare è una stanza in cui è presente una piccola mostra di acquasantiere curata da Fabio Gulè, insegnate del liceo. All’interno della sala c’è una iscrizione che cita un documento del Comune di Caltagirone: “il Presidente, sac. cav. Luigi Sturzo – Prosindaco riferisce che l’istituzione di una scuola di ceramica in Caltagirone è stata sempre un’antica aspirazione della cittadinanza ed un bisogno vivo e reale della classe operaia.” La dimensione della scuola era infatti proprio quella industriale, volta alla piccola produzione. Ma, come ci racconta Samuel, non è più così.

A causa delle ultime riforme scolastiche questa scuola di Caltagirone ha perso la sua dimensione pratica. Fino a qualche anno fa i tre corsi principali erano tecnologia, restauro e arte della ceramica, la didattica era quindi assolutamente votata all’insegnamento di questa complessa arte. Oggi a prendere il sopravvento sono state le componenti multimediali legate alla produzione, a scapito dei tre corsi citati che hanno smesso di essere insegnati. Fino a non troppo tempo fa c’erano poi molte più commissioni che arrivavano dall’esterno per gli alunni della scuola, che hanno perso oggi la soddisfazione di veder esposte le proprie opere. In questa “forse positiva o forse negativa” rivoluzione, come ci dice Samuel, gli studenti sono diminuiti dai 500 del 2010 ai circa 100 di oggi.

Proseguiamo il giro nella bellissima scuola, un ex monastero dedicato a San Gregorio. Ci sono ancora tutte le aule con i macchinari per la produzione, un po’ in disuso: c’è la sala smalti, la pressa, la vasca a spruzzo e tanto altro. Dai tetti si vede poi quasi tutto il paese, tra cui il Museo della Ceramica, attualmente chiuso in attesa del suo trasferimento per l’instabilità dei locali. Immancabile, sbuca in lontananza l’Etna.

L’arte di Caltagirone continua a vivere

Una delle attrazioni principali è la scalinata di Santa Maria del Monte, il posto più suggestivo di Caltagirone, composta da 142 gradini le cui alzate sono rivestite interamente di piastrelle in maiolica dipinte a mano. Nella scalinata sono presenti svariati produttori di ceramica, in uno dei quali entriamo, ma la signora che produce personalmente tutti i manufatti non vuole alcun tipo di pubblicità, pubblichiamo solo un paio di foto che ci ha concesso di scattare. Non le interessa arricchirsi, ma solo partecipare a questa meravigliosa arte. Caltagirone è una visita d’obbligo, così come acquistare un pezzo, piccolo o grande che sia, di queste splendide produzioni. In un paese che vive ancora oggi della sua arte.

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