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Piccolo borgo di 420 abitanti, ha un castello, un bar e un negozio di alimentari

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L’ambientazione di questo nuovo episodio è una zona di campagna dell’entroterra siciliano. Siamo lontani dalle zone “calde” del turismo e più precisamente ci troviamo a Granieri. In questa piccolissima frazione del paese di Caltagirone, nella provincia di Catania, a farla da padrone è l’agricoltura: olive, broccoli, melanzane, patate, ma soprattutto uva da tavola, prodotto di punta della zona. Granieri è oggi un paese composto prevalentemente da tre strade e due piccole piazze: Via Roma, Via Firenze, Via Torino, Piazza Giovanni Silvestri e Piazza Orvieto. Ci sono poi altre strade, ma le tre citate sono quelle in cui si muove la vita di questo piccolo borgo. Fulcro centrale da cui si sviluppa il paese è il Castello, o Magione, di Granieri, un luogo storico di cui a breve parleremo. In piazza Silvestri si trova anche una piccola delegazione comunale del Comune di Caltagirone, ma a governare qui è la natura, con i suoi tempi e le sue rigide richieste. Alle quali gli abitanti rispondono con operosità.

Per arrivare siamo partiti da Palermo e dopo quasi tre ore di macchina abbiamo raggiunto questo piccolo paese di 400 anime. Ad accoglierci c’è Giorgio, figlio del proprietario di buona parte del Castello – che divide con altri componenti della famiglia – e della campagna, entrambe acquistate da un lontano avo. Giorgio è un giovane ragazzo di quasi trent’anni, che racconta appassionato la storia del Castello.

La storia del castello

Il primo proprietario fu Antonio Silvestri, allora presidente del Tribunale di Palermo, che lo acquistò all’asta nel 1866 dallo Stato, che lo aveva confiscato al clero. Attorno non c’era altro che terra. Il motivo di tale acquisto fu la necessità di dare al figlio Giovanni, malato d’asma, un luogo dove respirare aria pulita; il Castello fu finito di costruire nel 1885, come recita l’iscrizione all’ingresso del corpo principale. Una volta arrivato, Antonio, chiamò a raccolta uomini dalle zone vicine, per cominciare l’attività agricola nei terreni circostanti il castello che allora ammontavano a circa 1200 ettari. Dopo pochi anni, all’interno della Magione c’erano molte delle componenti tipiche di un centro abitato: i lavoratori, i campi a breve distanza, le abitazioni dove vivevano gli agricoltori e le loro famiglie, una caserma dei Carabinieri con una piccola cella per gli eventuali detenuti, la scuola elementare e un piccolo giardino per condividere i momenti di riposo.

Oggi il piccolissimo borgo di Granieri, circa 150 anni dopo l’acquisto di Antonio, è cambiato, ma non troppo. Una volta esisteva solo il feudo del signore con all’interno il padrone e i suoi fattori, retribuiti in parte con la possibilità di vivere nel baglio e in parte in danaro. Poi con gli anni, in particolare dal 1930 in avanti, Granieri si è ampliata con qualche piccola strada, in particolare le tre citate che cominciano proprio dalla piazza antistante l’ingresso del Castello. Come detto, oggi qui vivono circa 420 persone, e Giorgio non esita a introdurci alla vita del paese.

La vita a Granieri

La nostra guida è nata e vissuta a Palermo, dove abita tutt’ora, facendo la spola fra città e campagna. “La campagna è un luogo magnifico, che ti allontana dalla frenesia e dallo stress cittadino”, ci dice. Moltissimi dei suoi ricordi sono legati a questo posto dove per circa dieci anni, durante la sua infanzia, veniva a passare le estati, fra partite di pallone e giri in bici con i ragazzi della zona. Quei ragazzi sono cresciuti, ma Giorgio con loro ha quell’amicizia di chi si conosce fin dall’infanzia, tutt’altro che frenata dal suo status nel paese.

Nell’unico bar di Granieri, ci sediamo per bere una birra. Qui alla fine della giornata di lavoro ci si ritrova, giovani e anziani, per passare po’ di tempo prima di rientrare a casa, sorseggiando qualcosa. Fra le 6 e le 8 al Caffè del Borgo la simpatia regna sovrana, risate assicurate anche per chi proviene dalle temperature più miti delle interazioni cittadine. Si parla dei più svariati argomenti, il calcio ha sicuramente un suo spazio. Ma la scena, a un certo punto, la rubano due tir.

Granieri è una località di passaggio dalla quale sono costretti a transitare anche i mezzi pesanti. Uno di questi, enorme, si ferma parcheggiando in strada, davanti al bar. “Te lo guardiamo noi mbare”, dicono scherzando i ragazzi al conducente, che in fretta e furia corre a compare qualcosa al Caffè del Borgo. Un attimo dopo arriva un altro tir, che è costretto a fermarsi. Torna correndo l’altro conducente con in mano, lo vedono tutti, una birra. Ne nasce un’appassionata discussione sul tema che coinvolge niente di meno che il conducente dell’altro tir, il quale frena per dire la sua a noi che ci troviamo di fronte al bar, nel marciapiede. Il verdetto è unanime e negativo, non si deve bere nulla se si guidano questi mezzi, il conducente del secondo tir saluta dal finestrino e procede per la sua strada.

Peppe, il poeta, e il richiamo della natura

Poco dopo entriamo all’interno, prima eravamo seduti fuori, e conosciamo un ragazzo, Giuseppe Belluardo detto Peppe. “Lui conosce a memoria tremila versi della Divina Commedia”, giurano Giorgio e gli altri amici. Poco dopo Peppe sta già recitando il Purgatorio. Applaudiamo, paghiamo e ce ne andiamo ad arrostire una polpetta di carne di cavallo – non ce ne voglia nessuno, ma è un prodotto tipico – e un po’ di salsiccia.

Il Castello non è visitabile ai turisti, ma per alloggiare nella zona ci sono alcuni accoglienti agriturismi nei dintorni. L’area non è particolarmente turistica ma è un ottimo punto d’appoggio per visitare le splendide zone circostanti della Sicilia Orientale. Una visita la merita sicuramente Caltagirone, di cui parleremo nel prossimo episodio.

Come detto siamo lontani dalle zone turistiche e qui governa l’agricoltura. “Se io vi diletto o vi benefico, io non lo so”, dice l’impersonificazione della Natura opera del poeta Giacomo Leopardi nel “Dialogo della Natura e di un Islandese”… abbiamo tentato di avvicinarci a Peppe. Per ricordarci che qui il datore di lavoro è molto rigido, bisogna andare a dormire.

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