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		<title>“Sicilitudine”: l’anima della Sicilia attraverso l’obiettivo di Federico Cannata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[adminjs]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jan 2026 08:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La voce di New York]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un giovane talento la cui tenacia ha portato al tanto atteso debutto su Vogue Italia, con immagini altamente evocative che ricordano un'altra epoca.</p>
<p>The post <a href="https://www.justsicily.it/it/sicilitudine-lanima-della-sicilia-attraverso-lobiettivo-di-federico-cannata/">“Sicilitudine”: l’anima della Sicilia attraverso l’obiettivo di Federico Cannata</a> appeared first on <a href="https://www.justsicily.it/it/">JustSicily</a>.</p>
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<h5 class="wp-block-heading">Un giovane talento la cui tenacia ha portato al tanto atteso debutto su Vogue Italia, con immagini altamente evocative che ricordano un&#8217;altra epoca.</h5>

<p class="wp-block-paragraph">Dopo l’episodio sulle illustrazioni del collettivo <a href="https://lavocedinewyork.com/en/vetrina-italiana-en/windows-on-sicily-en/2026/01/09/from-the-new-yorker-to-the-palermitaner-an-illustrated-portrait-of-a-city/">The Palermitaner</a>, ci dedichiamo nuovamente all’arte. Per farlo abbiamo parlato con il fotografo di successo Federico Cannata, che ci ha raccontato la sua storia e la sua ascesa professionale partita da Modica, piccola città della Sicilia Orientale, e arrivata a Milano. </p>

<p class="wp-block-paragraph">Dalle circa 50 mila anime di Modica, nel profondissimo sud italiano, ai palcoscenici di Milano, Federico continua la sua carriera senza dimenticarsi della terra in cui è nato. Il suo progetto fotografico “Sicilitudine” ci interessa per le splendide foto che ha scattato in Sicilia. </p>

<p class="wp-block-paragraph">Trentaseienne, Federico nasce nel 1989 in una famiglia “umile”, come lui stesso la definisce, in cui era forte la passione per il cinema. Si definisce “da sempre affascinato dalla bellezza”, che in un primo momento, da bambino, ritrova nel circo. Poi, con la sua prima macchina fotografica e i primi scatti in giro per Modica, troverà la sua passione.  </p>

<p class="wp-block-paragraph">A farne le spese furono le compagne di classe di Federico, trasformate all’occorrenza in modelle, con garage e scantinati usati come set e le vie di Modica teatro di scene da immortalare.</p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="727" src="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/Federico-Cannata-fotografo-siciliano-cover2-1024x727.jpg" alt="" class="wp-image-4791" srcset="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/Federico-Cannata-fotografo-siciliano-cover2-1024x727.jpg 1024w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/Federico-Cannata-fotografo-siciliano-cover2-300x213.jpg 300w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/Federico-Cannata-fotografo-siciliano-cover2-768x545.jpg 768w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/Federico-Cannata-fotografo-siciliano-cover2.jpg 1119w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>

<p class="wp-block-paragraph">Ma il sogno di Federico era fare il fotografo di moda. Sfuggirà, nonostante la precarietà della sua condizione economica, a richieste di servizi fotografici per feste e matrimoni. Una sera, a un compleanno in casa di un amico, si accorge che stanno per essere buttati tantissimi numeri della rivista Vogue. Dopo aver trascorso tutta la sera a sfogliarli ne porta con sé diversi, torna a casa e li apre, li studia, strappa le pagine che più gli interessano e le appende in casa. Adesso il suo sogno è ancora più concreto: apparire su Vogue. Poco dopo arriverà l’occasione, un contest per giovani fotografi, le migliori foto verranno pubblicate sul sito online della rivista. Dopo un anno di tentativi che non ottengono risultati quasi demorde, ma nel suo scantinato a Modica agghindato con stoffe al mercato fa gli ultimi due scatti, quelli giusti. L’indomani vedrà le sue due foto in prima pagina sul sito di Vogue Italia, un’emozione che gli fa ancora brillare gli occhi.        </p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="724" src="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/Federico-Cannata-fotografo-sicilitudine-la-citta-nascosta2-1024x724.jpg" alt="" class="wp-image-4795" srcset="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/Federico-Cannata-fotografo-sicilitudine-la-citta-nascosta2-1024x724.jpg 1024w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/Federico-Cannata-fotografo-sicilitudine-la-citta-nascosta2-300x212.jpg 300w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/Federico-Cannata-fotografo-sicilitudine-la-citta-nascosta2-768x543.jpg 768w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/Federico-Cannata-fotografo-sicilitudine-la-citta-nascosta2.jpg 1123w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>

<p class="wp-block-paragraph">Da lì in poi la sua è un’ascesa verticale, parte dalla Fashion Week e poi collabora con i più noti marchi di moda e le più importanti riviste. Uno dei tratti distintivi della sua fotografia è il richiamo alla Sicilia, alla quale ha dedicato il progetto Sicilitudine, splendidi scatti in bianco e nero. Per vedere la sua attività c’è il profilo <a href="https://www.instagram.com/federicocannata_fotografo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Instagram</a>, inviando una mail a <a href="mailto:federicocannata@hotmail.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ti.liamtoh@atannacociredef</a>, si può ricevere un catalogo dettagliato del progetto Sicilitudine.  </p>

<p class="wp-block-paragraph">Per i suoi lavori Federico ricerca lo “sporco”, la “grana” – da cui la foto “sgranata”, l’imperfezione, aspetti che trova nelle pareti danneggiate e nel “retro dei furgoni che stazionano nei mercati”. “Questo progetto è rivolto non solo ai siciliani. Ma anche a chi se ne va via dalla Sicilia, a tutti coloro a cui scatta la Sicilitudine”, dice Federico, “a chi percepisce questa terra come speciale”. Lui vive a Milano per lavorare nel mondo della moda e ogni tanto torna nella sua Modica. “Milano mi fa soffrire e la Sicilia mi fa arrabbiare”, aggiunge, “perché non c’è consapevolezza della sua bellezza”. I suoi scatti, però, contribuiscono a crearla.   </p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="724" src="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/Federico-Cannata-fotografo-sicilitudine-life-style-in-sicilia4-1024x724.jpg" alt="" class="wp-image-4799" srcset="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/Federico-Cannata-fotografo-sicilitudine-life-style-in-sicilia4-1024x724.jpg 1024w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/Federico-Cannata-fotografo-sicilitudine-life-style-in-sicilia4-300x212.jpg 300w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/Federico-Cannata-fotografo-sicilitudine-life-style-in-sicilia4-768x543.jpg 768w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/Federico-Cannata-fotografo-sicilitudine-life-style-in-sicilia4.jpg 1123w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>

<p class="wp-block-paragraph">Le scene sono molto evocative e ricordano immagini di altri tempi. Ragazzi che giocano a palla o a nascondino, donne anziane che cuciono, panni stesi in strada. I lavori di Federico raccontano una Sicilia che sembra passata ma che c’è ancora, scene in apparenza di epoche lontane ma ancora presenti, ancora attuali. Nell’era dei social e dell’infinita quantità di immagini (vere e AI), questi scatti fanno riscoprire la bellezza della fotografia, che sconfigge il tempo e ferma attimi per l’eternità. Qualcosa di cui, guardando le foto di Federico, scopriamo tutti di aver bisogno, non a caso le sue foto sono molto premiate dal pubblico. Così la fotografia, abbinata alla “lentezza” tipica della Sicilia, genera un mix che trasmette serenità, calma, pace.    </p>
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		<title>Dal The New Yorker al The Palermitaner, una raccolta di illustrazioni cittadine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[adminjs]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jan 2026 12:08:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La voce di New York]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Flavia D’Anna, inventrice di questo bellissimo progetto artistico dedicato a Palermo, mi racconta cosa ci sta dietro</p>
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<h5 class="wp-block-heading">Flavia D’Anna, inventrice di questo bellissimo progetto artistico dedicato a Palermo, mi racconta cosa ci sta dietro</h5>

<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo episodio di <em>Windows on Sicily</em> si concentra su una recente pubblicazione di una raccolta di illustrazioni sulla città di Palermo. Il nome è <em>The Palermitaner</em>, un progetto lanciato nel 2021 dall’artista Flavia D’anna, giovane ragazza nata nel capoluogo siciliano. Flavia vive a Barcellona e lavora nell’area marketing di una grossa multinazionale, ma al centro del suo mondo c’è sempre stata l’arte, una passione ereditata dai genitori.  </p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="797" src="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2408-e1768044740196-1024x797.jpg" alt="" class="wp-image-4746" srcset="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2408-e1768044740196-1024x797.jpg 1024w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2408-e1768044740196-300x233.jpg 300w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2408-e1768044740196-768x598.jpg 768w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2408-e1768044740196.jpg 1478w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>

<p class="wp-block-paragraph">La nostra conversazione con Flavia è stata un misto di immagini, politica e grandi verità sulla nostra città. Gli artisti, si sa, hanno un modo particolare di percepire la realtà, guardano a ciò che gli altri non vedono, ascoltano ciò che altri non sentono. Flavia vive, respira e vede arte ovunque, osservare è la sua fonte di ispirazione primaria, un approccio alla vita che regala una narrazione sociale e politica diversa da quella di tanti.   </p>

<p class="wp-block-paragraph">Nel periodo del lockdown si trovava relegata in casa a Barcellona, senza sapere come occupare il tempo. Così, ha deciso di combinare l’insoddisfazione di quel periodo con un’altra grande passione, quella per la città in cui è nata. Rifacendosi a progetti già esistenti – <em>The Tokyoiter</em>, <em>The Parisianer</em>, <em>The Napolitaner</em> e altri – che a loro volta richiamano la rivista newyorchese <em>The New Yorker</em>, ha creato la versione dedicata a Palermo.  </p>

<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="755" src="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2224-600x755-2.jpg" alt="" class="wp-image-4754" srcset="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2224-600x755-2.jpg 600w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2224-600x755-2-238x300.jpg 238w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>

<p class="wp-block-paragraph">Ha cominciato con illustrazioni fatte da lei e proseguito con quelle di altri artisti che ha invitato a partecipare, uno sviluppo che può essere osservato scorrendo la pagina<a href="https://www.instagram.com/the_palermitaner/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Instagram</a> dedicata.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Incontriamo Flavia in un bel bar del centro, in Via Roma, accanto il Teatro Biondo. È in partenza dopo aver trascorso le vacanze di Natale in città ed è pronta a tornare a Barcellona. Nonostante l’amore per Palermo, Flavia non riesce a tornare a viverci, troppo “spietata” e “non curata dalle amministrazioni”.  </p>

<p class="wp-block-paragraph">Ma il progetto illustrativo nasce da un’altra sua considerazione, la “refrattarietà di Palermo alla sintesi”, l’impossibilità di essere catalogata, inscatolata in un contenitore dalle caratteristiche precise. Gli stessi tratti estetici dei suoi abitanti sono un’esemplificazione, “siamo tutti diversi. Io sono bionda e tu scuro, ad esempio”, dice giustamente. A questa eterogeneità Flavia aggiunge una critica allo svilimento culturale cittadino, dove al centro ci sono simboli stereotipati “che nessuno sente propri”, cannoli e agrumi su tutti.  </p>

<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="873" src="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2222-600x873-1.jpg" alt="" class="wp-image-4758" srcset="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2222-600x873-1.jpg 600w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2222-600x873-1-206x300.jpg 206w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>

<p class="wp-block-paragraph">Il tentativo (riuscitissimo) è quindi quello di creare, attraverso le illustrazioni, una simbologia autentica, fatta di luoghi, persone e abitudini tipiche degli abitanti di Palermo, che tutto sono fuorché ordinari. Raccontare pezzi di identità cittadina in cui tutti possano riconoscersi in maniera autentica. C’è quindi l’illustrazione dedicata alla linea 806 dei bus cittadini che porta alla spiaggia di Mondello, quella dedicata al distillato palermitano Anice Tutone (fatta da Flavia), un’altra in cui un ragazzo su un motorino traina con sé un cavallo, e anche una rappresentazione della Piazza Garraffello nel quartiere antico della Vucciria, luogo, fino a qualche anno fa, di feste che si prolungavano fino all’alba. Insomma, queste e tante altre scene emblematiche della Palermo dei suoi abitanti, cinquanta splendide illustrazioni racchiuse in un <a href="https://publish.studioforward.it/progetto/the-palermitaner/#page" target="_blank" rel="noreferrer noopener">libro</a>, che a breve saranno anche acquistabili in vari formati dallo shop del sito di Forward Edizioni.   </p>

<p class="wp-block-paragraph">“Il motivo del progetto è questo: portare tutti a convergere verso qualcosa che ci accomuna non che ci differenzia. Il palermitano non è solo chi è nato qui ma chi sposa le sue sfumature”, ci dice Flavia.</p>

<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="943" src="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2228-600x943-1.jpg" alt="" class="wp-image-4762" srcset="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2228-600x943-1.jpg 600w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2228-600x943-1-191x300.jpg 191w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>

<p class="wp-block-paragraph">“La poesia”, aggiunge, “ce la da chi vive una realtà dura, le classi meno istruite che vivono le difficoltà e devono sopravvivere”; ma, avverte, “non dobbiamo definire un noi e un loro: il problema sta nel definirsi di una classe sociale diversa: noi siamo palermitani”. </p>

<p class="wp-block-paragraph">La chiacchierata ha assunto sfumature politiche, pur mancando della dimensione escludente propria, appunto, della politica. Su questo punto proviamo a interrogarla un po’. </p>

<p class="wp-block-paragraph">“Tutto è politica” mi dice, “qualsiasi argomento vada all’attenzione di tutti, qualsiasi voce che arriva all’attenzione di tutti è politica. È politico il modo in cui vivi la tua sessualità, il modo in cui compri, quello che guardi o come ti vesti”. </p>

<p class="wp-block-paragraph">Ma Flavia preferisce non dare questa accezione al suo grandioso progetto: <em>The Palermitaner</em> è, semplicemente, dei palermitani. E di chi si sente sufficientemente eterogeno da abbracciare la loro complessità.</p>
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		<title>Un palazzo, un albero antimafia e una biblioteca: la vita di Marcello Dell’Oglio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[adminjs]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Dec 2025 12:07:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La voce di New York]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nello stabile dove abitava il famoso giudice Giovanni Falcone oggi lavora un portiere d’eccellenza</p>
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<h5 class="wp-block-heading">Nello stabile dove abitava il famoso giudice Giovanni Falcone oggi lavora un portiere d’eccellenza</h5>

<p class="wp-block-paragraph">Marcello Dell’Oglio è un uomo radioso, felice, elegante ma soprattutto “sereno”, come dice parlando della sua vita. “Tutti noi siamo un libro da raccontare”, aggiunge, con la bontà d’animo che lo contraddistingue. Marcello nasce nel 1961, a Palermo, suo padre Filippo fu sarto e tagliatore, e non dimentica il motto del negozio di abbigliamento della famiglia: “Dell’Oglio non ti copre, ti veste”.   </p>

<p class="wp-block-paragraph">Ma stando a quanto diceva il padre, Marcello non era fatto per la vita da commerciante: gli mancava la malizia. Concedeva sconti e pagamenti dilazionati, “mi immedesimavo sempre nelle situazioni degli altri”, un problema per le casse del negozio, molto meno per le amicizie, era ben voluto da tutti. Con l’arrivo dell’euro le difficoltà di mantenere aperta la bottega aumentarono, fin quando Marcello fu costretto a chiudere e a intraprendere definitivamente l’attuale carriera di portiere di condominio. Una vita dalla quale ha sin da subito saputo trarre serenità e gioia, nonostante la perdita della sua attività, che si trovava in una zona centralissima di Palermo.   </p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="658" src="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/Pa2025-Falcone-Portiere10-1140x732-1-1024x658.jpg" alt="" class="wp-image-4724" srcset="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/Pa2025-Falcone-Portiere10-1140x732-1-1024x658.jpg 1024w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/Pa2025-Falcone-Portiere10-1140x732-1-300x193.jpg 300w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/Pa2025-Falcone-Portiere10-1140x732-1-768x493.jpg 768w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/Pa2025-Falcone-Portiere10-1140x732-1.jpg 1140w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>

<p class="wp-block-paragraph">Il palazzo dove lavora, poi, non è uno qualsiasi. Lo stabile di Via Notarbartolo 23 è un gran via vai di persone, innumerevoli le richieste per l’ufficio del dottor Schimmenti: “scala C, secondo piano”, risponde cordialmente Marcello. Ma il motivo per cui questo palazzo è così famoso, non se la prenda il dottor Schimmenti, è perché ci abitò un cittadino a dir poco illustre della città di Palermo: il giudice Giovanni Falcone. Falcone si scontrò con la mafia fino ad essere brutalmente assassinato il 23 maggio 1992 nell’attentato in cui persero la vita anche la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della sua scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Un fatto che tracciò una linea più che mai netta fra chi stava da una parte e chi dall’altra, cambiando la storia della città, e dell’Italia.<br/>  </p>

<p class="wp-block-paragraph">Il lavoro di Marcello è tutt’altro che usuale, in primo luogo per l’enorme albero che sta di fronte al palazzo: un Ficus Magnolie piantato intorno agli anni ’50, prima ancora che lo stabile venisse costruito. A piazzarlo lì fu il proprietario del terreno, ignaro della sorte che avrebbe avuto, costruendogli attorno una gabbia in cemento armato per limitarne l’espansione. Di questa specie che deriva dall’Australia ne esistono svariati esemplari in giro per Palermo, addirittura quello di Piazza Marina è considerato l’albero più grande d’Europa, ma nessuno ha avuto la sorte di questo. </p>

<p class="wp-block-paragraph">Nonostante la gabbia, l’albero continua a prosperare, non solo in quanto a radici, foglie e rami. Qualche giorno dopo la morte del famoso giudice, si narra che una signora lasciò un biglietto indirizzato alla memoria del giudice, appendendolo all’albero. Da lì, nacque una tradizione che dura tutt’ora, l’Albero Falcone, come venne ribattezzato, è divenuto meta per chi vuole lasciare, attaccato al suo tronco o ai suoi rami, un ricordo, una poesia, una foto o una frase dedicata alla lotta alla mafia. Di fronte l’albero si svolge poi ogni anno la grande manifestazione in memoria della strage del 23 maggio. “Lavoro triplo” per Marcello: ospiti famosi affollano la portineria e alla fine dell’evento c’è molto più del solito da pulire.     </p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="696" src="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/Pa2025-Falcone-Portiere11-1140x775-1-1024x696.jpg" alt="" class="wp-image-4728" srcset="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/Pa2025-Falcone-Portiere11-1140x775-1-1024x696.jpg 1024w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/Pa2025-Falcone-Portiere11-1140x775-1-300x204.jpg 300w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/Pa2025-Falcone-Portiere11-1140x775-1-768x522.jpg 768w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2026/01/Pa2025-Falcone-Portiere11-1140x775-1.jpg 1140w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>

<p class="wp-block-paragraph">C’è un altro motivo per cui il palazzo è famoso, non a caso Marcello è stato intervistato dalle più importanti testate italiane. La sua portineria, grazie a lui, è diventata una biblioteca, anche se mancano un registro e la catalogazione dei libri. Il bibliotecario è lui, l’ha creata nel 2018 portando alcuni dei libri che aveva in casa, poi i condomini ne hanno aggiunti tanti altri, il risultato è che nell’androne ci sono circa un migliaio di volumi a disposizione di tutti, condomini e passanti. Tanti gli aneddoti, fra chi voleva acquistare a tutti i costi una copia e chi, invece, se l’è svignata con un libro senza mai più tornare. Nella biblioteca non manca una zona dedicata interamente alla mafia.   </p>

<p class="wp-block-paragraph">Verso la fine del nostro incontro, Marcello mi racconta di come all’albero, un paio d’anni fa, sia stata fatta una “risonanza magnetica”, un esperimento che si è svolto all’una di notte, coinvolgendo numerosi esperti e bloccando la strada. L’albero è stato agganciato da un camion che, tirando verso di sé i rami, ha verificato il suo perfetto stato di salute. “Tira, tira!”, gridava l’esperto all’uomo che governava le funi dal camion, e l’albero teneva alla grande. Un altro accertamento è stato fatto sulle radici, che si sono rivelate profonde circa 60 centimetri, dimensioni minime per un albero così grande, le altre “non si sa dove vanno”, ci dice Marcello. Curiosa metafora di una città che troppe volte è stata tediata dal sopruso mafioso: l’Albero Falcone c’è, e non si sa fin dove arriva.   </p>

<p class="wp-block-paragraph">Qualche anno fa Marcello è stato insignito di un premio alla cultura. “Io! Che non sono nessuno!”, esclama sarcastico. Nella sua memoria risuonano ancora le parole dei suoi superiori durante la leva militare: “Dell’Oglio, che te ne devi fare del negozio! Sei tagliato per la vita militare”. Ricordi che riaffiorano come piccoli rimorsi. Ci permettiamo di dissentire con il generale, e siamo felici che in Via Notarbartolo 23 ci sia quest’uomo vestito di tutto punto a indicare piano e scala degli uffici, a salutare chi passa, a prestare libri consapevole che spesso non ritorneranno. A curare la memoria dell’Albero Falcone.    </p>
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		<title>Il Genio di Palermo, il misterioso protettore laico della città</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Nov 2025 12:37:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La voce di New York]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Varie rappresentazioni in giro per la città raffigurano questo personaggio avvolto dal mito</p>
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<h5 class="wp-block-heading">Varie rappresentazioni in giro per la città raffigurano questo personaggio avvolto dal mito</h5>

<p class="wp-block-paragraph">Secondo alcune stime, il centro storico di Palermo è il più grande d’Europa, secondo altre sarebbe al terzo posto. Ma aldilà delle tendenziose classifiche, ha la caratteristica di essere intricato e composito, a differenza, ad esempio, di quello di Bologna dove “non si perde neanche un bambino”, come cantava Lucio Dalla. Per fortuna, da quando esistono le mappe sui telefonini, questa possibilità si riduce all’osso: a meno di trovarsi con la batteria dello smartphone scarica, oggi non si perdono più né bambini, né adulti. Il motivo per cui oggi parliamo del centro storico del capoluogo siciliano, è per raccontare l’esistenza del suo nume tutelare, una sorta di angelo custode (laico) sparso per la città in varie raffigurazioni.   </p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="732" src="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/IMG_2210-1140x815-1-1024x732.jpg" alt="" class="wp-image-4679" srcset="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/IMG_2210-1140x815-1-1024x732.jpg 1024w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/IMG_2210-1140x815-1-300x214.jpg 300w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/IMG_2210-1140x815-1-768x549.jpg 768w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/IMG_2210-1140x815-1.jpg 1140w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>

<p class="wp-block-paragraph">Le vie e la conformazione del centro sono particolarissime. Si passa da strade curate ad altre in stato di degrado, da portoni di palazzi lussuosi a case popolari, da bar e ristoranti di lusso a cibo da strada. Anche qui la gentrificazione e il mondo del B&amp;B hanno preso piede. In questo strano e affascinante mix, esiste la costante di un personaggio, raffigurato in forma di statue e di dipinti, che sbuca nelle vie e nei palazzi della città. Ne esistono una ventina di rappresentazioni, in cui i visitatori possono imbattersi girovagando verso le proprie mete. Stiamo parlando del Genio di Palermo, parola che deriva dal greco antico, ghenos: genia.     </p>

<div class="wp-block-group is-nowrap is-layout-flex wp-container-core-group-is-layout-8f761849 wp-block-group-is-layout-flex">
<p class="wp-block-paragraph">Il Genio è prima di tutto un mistero. Un santo protettore laico che si affianca a Santa Rosalia, venerata dalla chiesa cattolica e anima spirituale della città, patrona della città assurta a questo ruolo solo dopo che il Genio arrivasse al proprio. Del Genio esistono le più disparate rappresentazioni, e sui veri significati della sua impersonificazione poco è stato chiarito. Viene sempre raffigurato in modo pressocché uguale, con qualche differenza stilistica. Si tratta di uomo con un volto anziano e barbuto ed un corpo da bambino, la figura ha una corona in testa e abbraccia un serpente, che gli avvolge una gamba e si nutre dal suo petto.     </p>
</div>

<p class="wp-block-paragraph">Nella sua rappresentazione a Palazzo Pretorio, il Genio è al centro di una conca, che ha un’iscrizione in latino: “Panormus conca aurea suos devorat alienos nutrit”. Una frase che per la città ha un significato profondo, almeno per la sua interpretazione più diffusa e accreditata: Palermo Conca D’oro divora i suoi e nutre gli stranieri. Un motto che racconta la predisposizione cittadina e della sua fertile pianura – la Conca d’Oro – all’accoglienza, che si contrappone alla scarsa attenzione verso i suoi stessi abitanti. Ovvero, il senso è che i palermitani sono ben più magnanimi con gli altri che con sé stessi, e fra di loro.  </p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="917" src="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/IMG_2206-1140x1021-1-1024x917.jpg" alt="" class="wp-image-4691" srcset="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/IMG_2206-1140x1021-1-1024x917.jpg 1024w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/IMG_2206-1140x1021-1-300x269.jpg 300w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/IMG_2206-1140x1021-1-768x688.jpg 768w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/IMG_2206-1140x1021-1.jpg 1140w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>

<p class="wp-block-paragraph">Su chi fosse il genio non ci sono notizie certe, secondo un mito riportato dall’etnologo Giuseppe Pitrè fu un personaggio realmente esistito, un naufrago che decise di vivere e morire a Palermo.</p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="989" src="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/IMG_2214-2-1140x1101-2-1024x989.jpg" alt="" class="wp-image-4695" srcset="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/IMG_2214-2-1140x1101-2-1024x989.jpg 1024w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/IMG_2214-2-1140x1101-2-300x290.jpg 300w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/IMG_2214-2-1140x1101-2-768x742.jpg 768w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/IMG_2214-2-1140x1101-2.jpg 1140w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>

<p class="wp-block-paragraph">Leggenda vuole che, a volte, di notte, prenda vita…</p>

<p class="wp-block-paragraph">La prima rappresentazione del Genio risale al 1483 e si trova in un vicolo del quartiere della Vucciria, ma si diffuse maggiormente fra il 1700 e il 1800. Si trova poi al porto per accogliere chi arriva via mare, al Palazzo delle Aquile – sede del potere cittadino, nella splendida Villa Giulia e in tanti altri luoghi. Fa capolino in pitture e affreschi, come nel caso del Palazzo Reale. Il misterioso Genio continua a vegliare sulla città, ricordando l’animo accogliente che la contraddistingue.   </p>
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		<title>Giulia Lanza dei Principi Scalea, fra nobiltà e imprenditorialità siciliana</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Nov 2025 09:52:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La voce di New York]]></category>
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<h5 class="wp-block-heading">Olio d&#8217;oliva e altri tesori nella storica tenuta che gestisce insieme alla madre</h5>

<h4 class="wp-block-heading">Origini, identità e un’eredità siciliana</h4>

<p class="wp-block-paragraph">Il nostro nuovo appuntamento abbraccia due temi: l’imprenditoria e la nobiltà siciliana. Un particolare mix presentissimo in Sicilia, terra dove abbondano palazzi e tenute aristocratiche. Per poter osservare più da vicino ciò di cui parliamo ci siamo rivolti a Giulia Lanza dei Principi di Scalea, giovane donna che combina la gestione delle proprietà ereditate dalla famiglia e la professione di psicoterapeuta.  </p>

<p class="wp-block-paragraph">Quando arrivo nella sua tenuta – a Camitrici, nei pressi di Enna e Caltanissetta – una delle prime cose di cui parliamo sono, appunto, le sue origini. Un peso ma anche una sfida che Giulia ha raccolto con grande entusiasmo. Le origini sono noiose per tanti, ma in piccola parte necessarie per comprendere. Motivo per cui Giulia ci mostra, un po’ controvoglia, una pergamena stretta e lunga, in cui sono elencati tutti i componenti della sua famiglia: i Lanza (o Lancia) come specificato nell’intestazione. Siamo costretti a distendere a terra il lunghissimo documento, non senza rischiare di finire col danneggiarlo. “Chi fur li maggior tui?”, si legge all’inizio dell’interminabile papello.     </p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-2-1024x576.png" alt="" class="wp-image-4653" srcset="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-2-1024x576.png 1024w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-2-300x169.png 300w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-2-768x432.png 768w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-2-1536x864.png 1536w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-2.png 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>

<p class="wp-block-paragraph">“Chi furono i tuoi antenati?” Una domanda che venne rivolta a Dante durante il suo viaggio all’Inferno, raccontato nella Divina Commedia, e che oggi rivolgo a Giulia. Bene, comprenderlo a fondo è meno pesante che fare un giro all’inferno, e per Giulia stessa non è un’operazione semplice. Il periodo in oggetto va poi “dal 934 ai giorni nostri (1907)” (…), ma riusciamo a capire ciò che ci interessa con i racconti, più che con la lettura.   </p>

<h4 class="wp-block-heading">Una storia familiare che riecheggia <em>Il Gattopardo</em></h4>

<p class="wp-block-paragraph">Gli sviluppi più recenti, alla base del perché oggi Giulia sia divenuta la proprietaria della tenuta di Camitrici, ricordano il matrimonio fra Angelica e Tancredi, raccontato nel celebre romanzo di Giuseppe Lanza Tomasi di Lampedusa, il Gattopardo. Ambientato a cavallo dell’Unità d’Italia, avvenuta nel 1861, la storia racconta del matrimonio combinato fra una popolana e un aristocratico. “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi” recita la celebre frase diventata fastidioso cliché, che l’intraprendente Tancredi rivolge all’aristocratico e tradizionalista zio per convincerlo ad assecondare e volgere a proprio vantaggio il corso degli eventi. Tra questi, poi, il suo matrimonio con la figlia del goffo Calogero Sedarà che, con modi impacciati ma metodi precisi, certificava la sua ascesa nell’alta società.   </p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-3-1024x576.png" alt="" class="wp-image-4657" srcset="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-3-1024x576.png 1024w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-3-300x169.png 300w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-3-768x432.png 768w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-3-1536x864.png 1536w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-3.png 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>

<p class="wp-block-paragraph">L’unione fra Angelica e Tancredi fu l’archetipo letterario di una prassi dell’epoca. Analoga fu la vicenda di Camitrici, risalente alla fine dell’Ottocento, quando la tenuta era di proprietà di un contadino che aveva fatto fortuna, tale Rocco Drogo. Nel caso di Giulia, la famiglia di estrazione non aristocratica era quella di Annita Drogo, figlia di Rocco, data in sposa a Niccolò Lanza di Scalea. Il matrimonio, di per sé travagliato, non diede vita ad eredi, motivo per cui Annita lasciò i propri poderi ai nipoti. Tra questi, Giuseppe Lanza dei Principi di Scalea, papà di Giulia.    </p>

<h4 class="wp-block-heading">Terra, lavoro e il peso dello status sociale oggi</h4>

<p class="wp-block-paragraph">Non senza sforzi, siamo arrivati a capire come mai, centotrent’anni dopo che Annita e Niccolò si sposarono, Giulia ci apre la porta della bellissima casa di Camitici. Nei dintorni ci sono i terreni dell’azienda agricola Lanza di Scalea, che visitiamo in lungo e in largo. Produzione principale è quella dei circa 750 alberi di olive, che danno vita a uno straordinario olio extravergine, acquistabile sia in Italia che da oltreoceano – questa la mail per gli interessati: moc.liamg@1aelacsidaznalailuig. Si aggiungono mandorle, melograni, grano, aglio e cipolla. Più recente, e ancora in corso, è il tentativo di coltura dei pistacchi.    </p>

<p class="wp-block-paragraph">Oggi Giulia ricopre una particolare posizione sociale, quella di chi vede gravare sulla propria vita un misto di insondabilità e concretezza. Insondabile è “l’inquadramento” sociale, non più quello di una volta ma comunque presente. Che significa appartenere, oggi, a una famiglia nobiliare in Sicilia? A livello sociale, poco e niente. La tutela giuridica della nobiltà venne abolita nel 1948 con l’entrata in vigore della Costituzione Repubblicana. “Se chiamo un ristorante è probabile che mi diano un tavolo migliore”, mi dice l’amica Giulia; ma è capitato anche che strani soggetti, palesandosi sui social media, le abbiano indirizzato odi e invidie. Giulia conosce molto bene i suoi privilegi e non si nasconde dietro alibi o giustificazioni che più avrebbero a che vedere con il religioso che con la realtà. “Io non devo fare scalate sociali o altro, perché il caso ha voluto che nascessi in questa condizione”. Attribuire la famiglia in cui si nasce al caso, oltretutto, è un’idea che mi piace definire molto democratica: essere coscienti dei propri privilegi vuol dire trattarli diversamente e non giudicare negativamente chi, in assenza di fattori analoghi, deve crearsi con più fatica una propria strada.        </p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-4-1024x576.png" alt="" class="wp-image-4661" srcset="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-4-1024x576.png 1024w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-4-300x169.png 300w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-4-768x432.png 768w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-4-1536x864.png 1536w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-4.png 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>

<h4 class="wp-block-heading">Un’erede moderna in equilibrio tra lascito e realtà</h4>

<p class="wp-block-paragraph">Giulia a trent’anni già compiuti è un esempio di delicatezza e sobrietà, che rifugge dalle vicende pompose di alcuni suoi “colleghi”, ancora oggi impegnati, con precisi risultati, a trascinare le prassi dei loro antenati. Nel raccoglimento di questo strano testimone conferitogli dalla storia, è riuscita a combinare sapientemente ponderatezza e intelligenza nelle faticose scelte che ha compiuto. Se, come dicevamo, lo status sociale è un elemento oggi poco concreto, gli immobili sono concretissimi. È oggi proprietaria della bellissima <a href="https://www.villascalea.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Villa Scalea</a> a Palermo – nella quale si può anche soggiornare – e della tenuta di Contrada Camitrici. I terreni di quest’ultima, tra l’altro, sono coltivati totalmente in biologico. Luoghi a dir poco splendidi, che gestisce con la madre Benedetta. Due donne a cospetto di otto laboriosi operai, puntualmente rifocillati, nel loro processo di coltura delle olive, con pizza e, a volte, qualche birra.      </p>

<p class="wp-block-paragraph">La nostra Giulia poi è anche una delle pochissime eredi della famiglia Florio – per via di un altro ramo del complesso albero genealogico, motivo per cui viene chiamata a presenziare e tagliare i nastri di alcune inaugurazioni. Quest’ultimo è un fatto molto meno concreto. Per riprendere la frase del Gattopardo: tutto è cambiato per Giulia, rispetto ai suoi antenati. Ma, qualcosa, è rimasto come prima.   </p>
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		<title>Mondello: la spiaggia caraibica di Palermo in un pomeriggio di novembre</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Nov 2025 09:24:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La voce di New York]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per i palermitani Mondello è meglio dei Caraibi.<br />
Se sia vero o no non siamo in grado di dirlo, di sicuro non se ne discosta troppo.<br />
Soprattutto in una giornata di metà autunno, senza pioggia e al massimo con qualche...  </p>
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<h5 class="wp-block-heading">Acque cristalline, ville Liberty e la pace autunnale tra Monte Pellegrino e Capo Gallo</h5>

<p class="wp-block-paragraph">Per i palermitani Mondello è meglio dei Caraibi.
Se sia vero o no non siamo in grado di dirlo, di sicuro non se ne discosta troppo.
Soprattutto in una giornata di metà autunno, senza pioggia e al massimo con qualche nuvola che blocca leggermente i raggi del sole.  </p>

<p class="wp-block-paragraph">Con questi elementi – il più importante è la lontananza dal periodo estivo – il golfo di Mondello è di una bellezza, senza voler esagerare, impressionante: un’insenatura naturale con acqua cristallina e sabbia a due passi da Palermo, circa 11 km a seconda della zona della città. Mondello è incastonata fra Monte Pellegrino e la riserva naturale di Capo Gallo, che la custodiscono e ne proteggono le acque, sempre calme. </p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-1024x576.png" alt="" class="wp-image-4619" srcset="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-1024x576.png 1024w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-300x169.png 300w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-768x432.png 768w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-1536x864.png 1536w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine.png 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>

<p class="wp-block-paragraph">La parola Mondello, anche in questo caso, dovrebbe derivare dall’arabo, lingua nella quale significa palude. Il golfo era infatti paludoso e vi si trovava un porto, venne bonificato e divenne una località alla moda fra il diciannovesimo e il ventesimo secolo. L’élite palermitana vi fece costruire le proprie residenze estive nel caratteristico stile “liberty” trasformando questo borgo di pescatori in un luogo non solo popolare, ma anche, appunto, elitario.  </p>

<p class="wp-block-paragraph">Fuori dal periodo estivo, la spiaggia è quasi completamente accessibile, da maggio a settembre le zone non attrezzate lo sono invece meno. Ma, aldilà della stagione, è un luogo magnifico dove fare lunghe passeggiate sulla sabbia, prendere un po’ di sole, fare un pranzo a base di pesce o un aperitivo nei locali che hanno i tavolini sulla spiaggia. La piazza principale è un concentrato di street food e ristoranti più alla moda, un ottimo compromesso è la <a href="https://maps.app.goo.gl/Ghqwu8tALs3yLtHc8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Trattoria da Piero</a>, eccezionale ristorante di pesce.   </p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/Immagine-1-1024x576.png" alt="" class="wp-image-4633" srcset="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/Immagine-1-1024x576.png 1024w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/Immagine-1-300x169.png 300w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/Immagine-1-768x432.png 768w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/Immagine-1-1536x864.png 1536w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/Immagine-1.png 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>

<p class="wp-block-paragraph">Mondello è una frazione di Palermo, che si raggiunge attraversando la “Favorita”, il polmone naturale della città, che, per inciso, è più grande del Central Park di New York. Questo borgo di pescatori e al contempo località chic è prima di tutto un luogo dove circa 12 mila persone abitano. Ci sono scuole, supermercati, fruttivendoli e altre botteghe, un luogo calmo e pacifico dove in tanti decidono di vivere per sfuggire, almeno in parte, alla frenesia cittadina.  </p>

<p class="wp-block-paragraph">La spiaggia è bellissima, e a volta noi palermitani ce ne dimentichiamo per la confusione estiva, la percorro in lungo e in largo assaporando la sensazione di pace che trasmettono le piccole onde che si infrangono sulla sabbia. </p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-1-1024x576.png" alt="" class="wp-image-4623" srcset="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-1-1024x576.png 1024w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-1-300x169.png 300w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-1-768x432.png 768w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-1-1536x864.png 1536w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-1.png 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>

<p class="wp-block-paragraph">Mi allontano, e mentre visito, facendo qualche ripresa, il borgo, mi imbatto in un venditore di castagne. Lo filmo senza farmi vedere, ma se ne accorge. Sta preparando il “caliaturi”, la particolare brace, tipica di Palermo, che si usa per cuocere le castagne. Inizialmente fa finta di niente. Poi chiede: “ma a chi glielo stai facendo questo video?”. Rispondo che è un video per raccontare Palermo, per i turisti. “Già lo sanno i turisti!”, mi dice.      </p>

<p class="wp-block-paragraph">Ecco, per quelli che non lo sanno, questo è un modo per scoprirlo. Saluto, ricambia, e me ne vado. </p>

<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Caltagirone, il paese siciliano in cui la ceramica ha una tradizione millenaria</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Nov 2025 12:47:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La voce di New York]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo il racconto della piccolissima e “non-turistica” frazione di Granieri, ci spostiamo di qualche chilometro verso il comune di Caltagirone, di cui proprio Granieri è una frazione. Caltagirone, che è in provincia di Catania, dista circa un’ora da quest’ultima e due ore e mezza da... </p>
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<h5 class="wp-block-heading">Questo piccolo paese in provincia di Catania vive in larga parte della sua meravigliosa produzione artistica</h5>

<p class="wp-block-paragraph">Dopo il racconto della piccolissima e “non-turistica” frazione di Granieri, ci spostiamo di qualche chilometro verso il comune di Caltagirone, di cui proprio Granieri è una frazione. Caltagirone, che è in provincia di Catania, dista circa un’ora da quest’ultima e due ore e mezza da Palermo. Questo comune di circa 35 mila abitanti è noto, oltre che per la sua bellezza, per la sua splendida e millenaria produzione di manufatti in ceramica. Attorno a questa arte girano l’economia e la vita degli abitanti calatini, orgogliosi della loro arte.   </p>

<h4 class="wp-block-heading">Le origini dell’arte ceramica</h4>

<p class="wp-block-paragraph">La tradizione che ha reso celebre il paese di Caltagirone risale addirittura al neolitico, di cui esistono manufatti antichissimi; ne esistono poi risalenti al periodo compreso fra il VII e al V secolo a.C.. A rendere possibile la nascita di questa famosa produzione è l’abbondanza di terreno argilloso che circonda Caltagirone. La produzione delle ceramiche ebbe un rallentamento fra il periodo romano e bizantino, ma trovò una nuova epoca di splendore con l’arrivo degli arabi nell’827 d.C.. a questi ultimi si deve l’importazione delle rivoluzionarie tecniche della invetriatura e della policromia, nello specifico del giallo e del blu, che sono ancora oggi i colori caratteristici di queste ceramiche note in tutta Italia. Dagli arabi deriva poi il nome attuale: Kalat al Giarun, che secondo alcune versioni significa proprio “collina dei vasi”. Documenti antichi testimoniano, nel 1500, la presenza di oltre 100 officine di ceramica, ma nel 1693 la Sicilia orientale venne colpita dal terribile terremoto del Val di Noto, che causò circa 60 mila vittime, nonché l’inevitabile distruzione di gran parte delle opere in ceramica del tempo.    </p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="804" src="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/IMG_1573-1140x895-1-1024x804.jpg" alt="" class="wp-image-4556" srcset="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/IMG_1573-1140x895-1-1024x804.jpg 1024w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/IMG_1573-1140x895-1-300x236.jpg 300w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/IMG_1573-1140x895-1-768x603.jpg 768w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/IMG_1573-1140x895-1.jpg 1140w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>

<p class="wp-block-paragraph">La rinascita dalle ceneri causate da quello che è considerato il terremoto più forte della storia d’Italia avvenne nel 1700, secolo durante il quale le ceramiche calatine raggiunsero l’apice di cui ancora oggi godono. In quegli anni le case e le chiese della Sicilia ne vennero invase per la prima volta. Poi, nel 1918, Luigi Sturzo, famoso uomo politico di Caltagirone, fondò la “Regia Scuola Professionale per la Ceramica”, consacrando ancora di più questa cittadina a vero e proprio polo di produzione. Nell’iscrizione oggi presente nella facciata della scuola si legge “Scuola Artistico Industriale per la Ceramica Luigi Sturzo”.   </p>

<h4 class="wp-block-heading">Dentro la Scuola d’Arte Luigi Sturzo</h4>

<p class="wp-block-paragraph">Per visitare la scuola ci rivolgiamo a Samuel, ex studente ed oggi collaboratore. La prima cosa che ci fa visitare è una stanza in cui è presente una piccola mostra di acquasantiere curata da Fabio Gulè, insegnate del liceo. All’interno della sala c’è una iscrizione che cita un documento del Comune di Caltagirone: “il Presidente, sac. cav. Luigi Sturzo – Prosindaco riferisce che l’istituzione di una scuola di ceramica in Caltagirone è stata sempre un’antica aspirazione della cittadinanza ed un bisogno vivo e reale della classe operaia.” La dimensione della scuola era infatti proprio quella industriale, volta alla piccola produzione. Ma, come ci racconta Samuel, non è più così.    </p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/IMG_1557-1140x855-1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-4560" srcset="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/IMG_1557-1140x855-1-1024x768.jpg 1024w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/IMG_1557-1140x855-1-300x225.jpg 300w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/IMG_1557-1140x855-1-768x576.jpg 768w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/IMG_1557-1140x855-1.jpg 1140w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>

<p class="wp-block-paragraph">A causa delle ultime riforme scolastiche questa scuola di Caltagirone ha perso la sua dimensione pratica. Fino a qualche anno fa i tre corsi principali erano tecnologia, restauro e arte della ceramica, la didattica era quindi assolutamente votata all’insegnamento di questa complessa arte. Oggi a prendere il sopravvento sono state le componenti multimediali legate alla produzione, a scapito dei tre corsi citati che hanno smesso di essere insegnati. Fino a non troppo tempo fa c’erano poi molte più commissioni che arrivavano dall’esterno per gli alunni della scuola, che hanno perso oggi la soddisfazione di veder esposte le proprie opere. In questa “forse positiva o forse negativa” rivoluzione, come ci dice Samuel, gli studenti sono diminuiti dai 500 del 2010 ai circa 100 di oggi.    </p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/IMG_1584-1140x855-1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-4564" srcset="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/IMG_1584-1140x855-1-1024x768.jpg 1024w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/IMG_1584-1140x855-1-300x225.jpg 300w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/IMG_1584-1140x855-1-768x576.jpg 768w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/IMG_1584-1140x855-1.jpg 1140w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>

<p class="wp-block-paragraph">Proseguiamo il giro nella bellissima scuola, un ex monastero dedicato a San Gregorio. Ci sono ancora tutte le aule con i macchinari per la produzione, un po’ in disuso: c’è la sala smalti, la pressa, la vasca a spruzzo e tanto altro. Dai tetti si vede poi quasi tutto il paese, tra cui il Museo della Ceramica, attualmente chiuso in attesa del suo trasferimento per l’instabilità dei locali. Immancabile, sbuca in lontananza l’Etna.   </p>

<h4 class="wp-block-heading">L’arte di Caltagirone continua a vivere</h4>

<p class="wp-block-paragraph">Una delle attrazioni principali è la scalinata di Santa Maria del Monte, il posto più suggestivo di Caltagirone, composta da 142 gradini le cui alzate sono rivestite interamente di piastrelle in maiolica dipinte a mano. Nella scalinata sono presenti svariati produttori di ceramica, in uno dei quali entriamo, ma la signora che produce personalmente tutti i manufatti non vuole alcun tipo di pubblicità, pubblichiamo solo un paio di foto che ci ha concesso di scattare. Non le interessa arricchirsi, ma solo partecipare a questa meravigliosa arte. Caltagirone è una visita d’obbligo, così come acquistare un pezzo, piccolo o grande che sia, di queste splendide produzioni. In un paese che vive ancora oggi della sua arte.    </p>
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		<title>Granieri, un luogo non-turistico nell’entroterra siciliano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[adminjs]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2025 12:31:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La voce di New York]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Piccolo borgo di 420 abitanti, ha un castello, un bar e un negozio di alimentari</p>
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<h5 class="wp-block-heading">Piccolo borgo di 420 abitanti, ha un castello, un bar e un negozio di alimentari</h5>

<h4 class="wp-block-heading">Un viaggio nel cuore della Sicilia</h4>

<p class="wp-block-paragraph">L’ambientazione di questo nuovo episodio è una zona di campagna dell’entroterra siciliano. Siamo lontani dalle zone “calde” del turismo e più precisamente ci troviamo a Granieri. In questa piccolissima frazione del paese di Caltagirone, nella provincia di Catania, a farla da padrone è l’agricoltura: olive, broccoli, melanzane, patate, ma soprattutto uva da tavola, prodotto di punta della zona. Granieri è oggi un paese composto prevalentemente da tre strade e due piccole piazze: Via Roma, Via Firenze, Via Torino, Piazza Giovanni Silvestri e Piazza Orvieto. Ci sono poi altre strade, ma le tre citate sono quelle in cui si muove la vita di questo piccolo borgo. Fulcro centrale da cui si sviluppa il paese è il Castello, o Magione, di Granieri, un luogo storico di cui a breve parleremo. In piazza Silvestri si trova anche una piccola delegazione comunale del Comune di Caltagirone, ma a governare qui è la natura, con i suoi tempi e le sue rigide richieste. Alle quali gli abitanti rispondono con operosità.       </p>

<p class="wp-block-paragraph">Per arrivare siamo partiti da Palermo e dopo quasi tre ore di macchina abbiamo raggiunto questo piccolo paese di 400 anime. Ad accoglierci c’è Giorgio, figlio del proprietario di buona parte del Castello – che divide con altri componenti della famiglia – e della campagna, entrambe acquistate da un lontano avo. Giorgio è un giovane ragazzo di quasi trent’anni, che racconta appassionato la storia del Castello.   </p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/IMG_1512-1536x1152-1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-4536" srcset="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/IMG_1512-1536x1152-1-1024x768.jpg 1024w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/IMG_1512-1536x1152-1-300x225.jpg 300w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/IMG_1512-1536x1152-1-768x576.jpg 768w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/IMG_1512-1536x1152-1.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>

<h4 class="wp-block-heading">La storia del castello</h4>

<p class="wp-block-paragraph">Il primo proprietario fu Antonio Silvestri, allora presidente del Tribunale di Palermo, che lo acquistò all’asta nel 1866 dallo Stato, che lo aveva confiscato al clero. Attorno non c’era altro che terra. Il motivo di tale acquisto fu la necessità di dare al figlio Giovanni, malato d’asma, un luogo dove respirare aria pulita; il Castello fu finito di costruire nel 1885, come recita l’iscrizione all’ingresso del corpo principale. Una volta arrivato, Antonio, chiamò a raccolta uomini dalle zone vicine, per cominciare l’attività agricola nei terreni circostanti il castello che allora ammontavano a circa 1200 ettari. Dopo pochi anni, all’interno della Magione c’erano molte delle componenti tipiche di un centro abitato: i lavoratori, i campi a breve distanza, le abitazioni dove vivevano gli agricoltori e le loro famiglie, una caserma dei Carabinieri con una piccola cella per gli eventuali detenuti, la scuola elementare e un piccolo giardino per condividere i momenti di riposo.     </p>

<p class="wp-block-paragraph">Oggi il piccolissimo borgo di Granieri, circa 150 anni dopo l’acquisto di Antonio, è cambiato, ma non troppo. Una volta esisteva solo il feudo del signore con all’interno il padrone e i suoi fattori, retribuiti in parte con la possibilità di vivere nel baglio e in parte in danaro. Poi con gli anni, in particolare dal 1930 in avanti, Granieri si è ampliata con qualche piccola strada, in particolare le tre citate che cominciano proprio dalla piazza antistante l’ingresso del Castello. Come detto, oggi qui vivono circa 420 persone, e Giorgio non esita a introdurci alla vita del paese.   </p>

<h4 class="wp-block-heading">La vita a Granieri</h4>

<p class="wp-block-paragraph">La nostra guida è nata e vissuta a Palermo, dove abita tutt’ora, facendo la spola fra città e campagna. “La campagna è un luogo magnifico, che ti allontana dalla frenesia e dallo stress cittadino”, ci dice. Moltissimi dei suoi ricordi sono legati a questo posto dove per circa dieci anni, durante la sua infanzia, veniva a passare le estati, fra partite di pallone e giri in bici con i ragazzi della zona. Quei ragazzi sono cresciuti, ma Giorgio con loro ha quell’amicizia di chi si conosce fin dall’infanzia, tutt’altro che frenata dal suo status nel paese.   </p>

<p class="wp-block-paragraph">Nell’unico bar di Granieri, ci sediamo per bere una birra. Qui alla fine della giornata di lavoro ci si ritrova, giovani e anziani, per passare po’ di tempo prima di rientrare a casa, sorseggiando qualcosa. Fra le 6 e le 8 al Caffè del Borgo la simpatia regna sovrana, risate assicurate anche per chi proviene dalle temperature più miti delle interazioni cittadine. Si parla dei più svariati argomenti, il calcio ha sicuramente un suo spazio. Ma la scena, a un certo punto, la rubano due tir.    <br/><br/>Granieri è una località di passaggio dalla quale sono costretti a transitare anche i mezzi pesanti. Uno di questi, enorme, si ferma parcheggiando in strada, davanti al bar. “Te lo guardiamo noi mbare”, dicono scherzando i ragazzi al conducente, che in fretta e furia corre a compare qualcosa al Caffè del Borgo. Un attimo dopo arriva un altro tir, che è costretto a fermarsi. Torna correndo l’altro conducente con in mano, lo vedono tutti, una birra. Ne nasce un’appassionata discussione sul tema che coinvolge niente di meno che il conducente dell’altro tir, il quale frena per dire la sua a noi che ci troviamo di fronte al bar, nel marciapiede. Il verdetto è unanime e negativo, non si deve bere nulla se si guidano questi mezzi, il conducente del secondo tir saluta dal finestrino e procede per la sua strada.       </p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/IMG_1523-1536x1152-1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-4540" srcset="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/IMG_1523-1536x1152-1-1024x768.jpg 1024w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/IMG_1523-1536x1152-1-300x225.jpg 300w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/IMG_1523-1536x1152-1-768x576.jpg 768w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/11/IMG_1523-1536x1152-1.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>

<h4 class="wp-block-heading">Peppe, il poeta, e il richiamo della natura</h4>

<p class="wp-block-paragraph">Poco dopo entriamo all’interno, prima eravamo seduti fuori, e conosciamo un ragazzo, Giuseppe Belluardo detto Peppe. “Lui conosce a memoria tremila versi della Divina Commedia”, giurano Giorgio e gli altri amici. Poco dopo Peppe sta già recitando il Purgatorio. Applaudiamo, paghiamo e ce ne andiamo ad arrostire una polpetta di carne di cavallo – non ce ne voglia nessuno, ma è un prodotto tipico – e un po’ di salsiccia.    </p>

<p class="wp-block-paragraph">Il Castello non è visitabile ai turisti, ma per alloggiare nella zona ci sono alcuni accoglienti agriturismi nei dintorni. L’area non è particolarmente turistica ma è un ottimo punto d’appoggio per visitare le splendide zone circostanti della Sicilia Orientale. Una visita la merita sicuramente Caltagirone, di cui parleremo nel prossimo episodio.  </p>

<p class="wp-block-paragraph">Come detto siamo lontani dalle zone turistiche e qui governa l’agricoltura. “Se io vi diletto o vi benefico, io non lo so”, dice l’impersonificazione della Natura opera del poeta Giacomo Leopardi nel “Dialogo della Natura e di un Islandese”… abbiamo tentato di avvicinarci a Peppe. Per ricordarci che qui il datore di lavoro è molto rigido, bisogna andare a dormire.  </p>
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		<title>Palazzina Cinese, dove la Cina incontra Palermo</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Oct 2025 11:58:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La voce di New York]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo aver conosciuto la dimensione multiculturale di Palermo attraverso la storia dei suoi mercati e del suo patrimonio architettonico e culturale arabo-normanno, oggi ci spostiamo su un altro esempio che riflette ancora una volta influenze straniere, ma con una piccola “variazione sul tema.” </p>
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<h5 class="wp-block-heading">Restaurato per volere di Ferdinando III di Borbone, fece parte di una moda che invase tutta l’Europa</h5>

<h4 class="wp-block-heading">Dagli incontri reali a quelli immaginari</h4>

<p class="wp-block-paragraph">Dopo aver conosciuto la dimensione multiculturale di Palermo attraverso la storia dei suoi mercati e del suo patrimonio architettonico e culturale arabo-normanno, oggi ci spostiamo su un altro esempio che riflette ancora una volta influenze straniere, ma con una piccola “variazione sul tema.”</p>

<p class="wp-block-paragraph">Stiamo parlando della Palazzina Cinese, o meglio della Palazzina alla Cinese. La differenza tra le due versioni del nome è sostanziale. In questo caso, l’incontro tra culture non fu reale, ma piuttosto il frutto di una moda, una stravaganza del tempo.  </p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/10/IMG_1434-1140x855-1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-4505" srcset="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/10/IMG_1434-1140x855-1-1024x768.jpg 1024w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/10/IMG_1434-1140x855-1-300x225.jpg 300w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/10/IMG_1434-1140x855-1-768x576.jpg 768w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/10/IMG_1434-1140x855-1.jpg 1140w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>

<p class="wp-block-paragraph">L’edificio fu costruito alla fine del 1700 per volere del nobile Benedetto Lombardo. Già nella prima versione della struttura, l’intento era quello di creare un edificio con caratteristiche esotiche, seguendo quella che all’epoca era una vera e propria moda. L’interesse per l’Oriente nacque dai commerci lungo la famosa Via della Seta, seguiti poi da scambi diretti a partire dalla metà del 1500. Nel 1700 le cosiddette “Chinoiserie décor”, o “cineserie” in italiano, si erano ormai diffuse in tutta Europa.   </p>

<h4 class="wp-block-heading">Le Cineserie a Palermo</h4>

<p class="wp-block-paragraph">Nonostante il nome, gli oggetti e i manufatti orientali non provenivano solo dalla Cina ma anche da altri paesi asiatici, come il Giappone, la Corea e il Sud-est asiatico. Così, la moda dei prodotti orientali e l’esaltazione dell’Oriente — criticata, tra l’altro, nel celebre libro di Edward Said Orientalismo — si diffusero ovunque, e Palermo non ne fu affatto esente. <br/><br/>La capitale siciliana fu ampiamente invasa dal gusto per i prodotti asiatici, porcellane, mobili e dipinti. Sull’onda di questa tendenza si sviluppò la moda di avere intere stanze dedicate allo stile orientale all’interno dei palazzi nobiliari, esempi delle quali sono il salottino cinese di Palazzo Mirto e la Sala Cinese di Palazzo dei Normanni. </p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/10/IMG_1444-1140x855-1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-4510" srcset="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/10/IMG_1444-1140x855-1-1024x768.jpg 1024w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/10/IMG_1444-1140x855-1-300x225.jpg 300w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/10/IMG_1444-1140x855-1-768x576.jpg 768w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/10/IMG_1444-1140x855-1.jpg 1140w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>

<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, la massima espressione di questa tendenza a Palermo fu la Palazzina alla Cinese, un edificio interamente dedicato a questa moda. La struttura, che come detto esisteva già, raggiunse il suo stato attuale sotto il suo nuovo proprietario: nientemeno che Ferdinando III di Borbone. Il sovrano era fuggito da Napoli, caduta sotto il controllo della Francia napoleonica. Trasferitosi qui grazie all’accoglienza ricevuta dalla nobiltà palermitana, Ferdinando incaricò l’architetto Giuseppe Venanzio Marvuglia di ristrutturare la Palazzina.   </p>

<h4 class="wp-block-heading">La fantasia Reale dell&#8217;Oriente</h4>

<p class="wp-block-paragraph">Il risultato fu l’edificio che oggi è possibile visitare, interamente in stile cinese. Il palazzo è sormontato da un tetto a pagoda e si sviluppa su tre piani. Al primo piano si trovano la sala di ricevimento, la sala da pranzo, la camera del re e quella della regina Maria Carolina. Vi è anche un edificio separato, collegato da passaggi sotterranei — oggi non accessibili ai visitatori — dove si trovavano le cucine, le scuderie e gli alloggi della servitù. La sala da pranzo, con la sua “Tavola Matematica”, è molto particolare. Il tavolo dispone di quattro posti e di un meccanismo che, azionato dai servitori, sollevava i piatti senza disturbare i reali. Accanto a ogni posto vi erano tre cordicelle, ciascuna delle quali, tirata, segnalava una richiesta al personale sottostante: acqua, vino, sale. Tutte le stanze presentano affreschi in stile cinese realizzati da pittori siciliani.       </p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/10/IMG_1459-1140x855-1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-4514" srcset="https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/10/IMG_1459-1140x855-1-1024x768.jpg 1024w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/10/IMG_1459-1140x855-1-300x225.jpg 300w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/10/IMG_1459-1140x855-1-768x576.jpg 768w, https://www.justsicily.it/JS/wp-content/uploads/2025/10/IMG_1459-1140x855-1.jpg 1140w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>

<p class="wp-block-paragraph">Questo luogo, situato tra Palermo e il borgo di Mondello, rappresenta un’altra presenza straniera sul suolo siciliano. Questa volta, però, con un pizzico di inganno… </p>
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		<title>Lo stile arabo-normanno, un incontro culturale siciliano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[adminjs]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Oct 2025 13:46:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La voce di New York]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si sviluppò nei primi decenni dello scorso millennio, frutto dell’incontro pacifico fra più culture</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Sul solco dei mercati di Palermo, “più arabi che italiani”, quest’oggi ci occupiamo dello stile cosiddetto “arabo-normanno” e della sua presenza nel capoluogo siciliano.</p>

<p class="wp-block-paragraph">L’arabo-normanno è il frutto della commistione fra tre diverse espressioni artistiche: araba, bizantina e romanica. Questa particolarissima espressione che possiamo definire artistico-culturale-architettonica fu resa possibile dai normanni, la popolazione di origine scandinava che, dalla Francia – o meglio, dalla Normandia – arrivò in Sicilia. I normanni diedero luogo a un ambiente prolifico per le arti e l’architettura, in cui nacque quella che, appunto, venne nell’Ottocento definita arte “arabo-normanna”. Piccolo “reminder”: gli arabi stiedero in Sicilia dal IXº secolo d.C. all’XIº e i normanni dall’XIº al XIIº. Il sincretismo delle espressioni artistiche derivato dalle culture che si erano avvicendate in Sicilia, diede luogo a questo stile unico, celebrato nel mondo e dall’Unesco, che nel 2015 lo ha inserito nella sua Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Quest’ultimo racchiude nove siti, anche se non sono la totalità delle espressioni arabo-normanne.<br/>     </p>

<p class="wp-block-paragraph">Tra questi nove, ci focalizziamo sul Palazzo Reale e la sua Cappella Palatina e la Cattedrale di Palermo, il primo è anche detto Palazzo dei Normanni, la seconda nel suo nome completo è invece dedicata alla “Vergine Assunta”. </p>

<p class="wp-block-paragraph">Il Palazzo dei Normanni – che fu sede del potere, appunto, Normanno, oggi è sede della Regione Siciliana e del suo parlamento – al suo interno racchiude la storia della città e delle dominazioni che si sono avvicendate. In breve, sorge sui primi insediamenti dei Cartaginesi e su una precedente struttura del periodo arabo, viene poi edificato dai Normanni e in seguito modificato nel corso dei secoli dagli spagnoli dalla metà del Cinquecento e, infine, dal regno dei Borbone (1734 – 1860). Il palazzo è bellissimo, ma le chicche sono i suoi nuclei architettonici di epoca normanna, su tutti la Cappella Palatina.    </p>

<figure class="wp-block-image" id="attachment_806094"><img decoding="async" src="https://lavocedinewyork.com/wp-content/uploads/2025/10/WhatsApp-Image-2025-10-15-at-10.05.02.jpeg" alt="" class="wp-image-806094"/><figcaption class="wp-element-caption"><sub>Il tetto della Cappella Palatina, a Palazzo dei Normanni</sub></figcaption></figure>

<p class="wp-block-paragraph">La Cappella Palatina è considerata la massima espressione di questo particolare sincretismo culturale, per alcuni è l’esempio artistico più elevato che si può rintracciare nei paesi del Mediterraneo di interconnessione fra queste culture. Fu voluta da re Ruggero e venne consacrata nel 1140, oggi è uno dei monumenti di epoca medievale meglio conservati al mondo, sia dal punto di vista architettonico che decorativo. Nella struttura ci sono elementi bizantini – su tutti gli splendidi mosaici d’oro di cui è rivestita la cappella e la raffigurazione del Cristo Pantocratore (“che tutto domina”), e attorno scritte in greco antico, la lingua liturgica dell’Impero Bizantino. I tetti sono invece di legno e interamente dipinti da artisti arabi, anche la loro particolarissima forma è islamica ed è detta Muqarnas. La struttura architettonica, quindi la disposizione degli spazi, è invece normanna: il risultato è un luogo semplicemente unico al mondo.       </p>

<p class="wp-block-paragraph">Altro grande esempio di arte arabo-normanna è la Cattedrale di Palermo, che sorgeva su una prima basilica cristiana del VI secolo, poi divenuta moschea con l’arrivo degli arabi fino al ritorno al culto cristiano nel 1072 sotto il dominio di Roberto e Ruggero d’Altavilla. Nella cattedrale l’arte araba è presente sia nei muri esterni che nelle absidi, la cripta invece è stata modificata in epoca normanna. Dei normanni ci sono poi le salme, custodite all’interno, e la preziosa corona di Costanza II d’Aragona, moglie di Federico II.  </p>

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<figure class="wp-block-image" id="attachment_806091"><img decoding="async" src="https://lavocedinewyork.com/wp-content/uploads/2025/10/DJI_20200103_102539_224-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-806091"/><figcaption class="wp-element-caption"><sub>Parte orientale della Cattedrale in stile arabo</sub></figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image" id="attachment_806093"><img decoding="async" src="https://lavocedinewyork.com/wp-content/uploads/2025/10/WhatsApp-Image-2025-10-15-at-09.56.23-scaled.jpeg" alt="" class="wp-image-806093"/><figcaption class="wp-element-caption"><sub>Foto della cupola e del campanile</sub></figcaption></figure>
</div>
</div>

<p class="wp-block-paragraph">Questi solo due esempi dell’espressione arabo-normanna, che si rintraccia prevalentemente in chiese, ma vi sono anche, ad esempio, il Ponte dell’Ammiraglio, i Bagni di Cefalà Diana e i Qanat (ovvero i canali sotterranei). Questo sincretismo ha garantito un’ulteriore smalto artistico molto particolare alla Sicilia, quasi a suggello della sua vocazione di “terra degli incontri”. </p>
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